“Ferma da 40 giorni”. Stretto di Hormuz ancora chiuso, tra le navi bloccate anche l’italiana Grande Torino

Il cuore pulsante del commercio marittimo mondiale è attualmente paralizzato e, in questo scenario di tensione geopolitica, l’Italia si ritrova in prima linea. Tra le imponenti unità bloccate nelle acque del Golfo Persico, spicca la «Grande Torino» del gruppo Grimaldi. La nave, un gigante adibito al trasporto di autovetture battente bandiera tricolore, staziona immobile al largo di Abu Dhabi, come confermato dalle mappe in tempo reale di Vessel Finder.
La situazione è critica: «Complessivamente i marittimi italiani dovrebbero essere una cinquantina», avverte il professor Gian Enzo Duci, docente di Ship management all’Università di Genova. Il monitoraggio evidenzia come il blocco non risparmi altre realtà legate al nostro Paese: il rimorchiatore Saraceno Primo di Cafimar è fermo al largo dell’Oman, mentre la Msc Euribia è bloccata a Dubai. Sebbene queste ultime battano bandiera maltese, una parte consistente del personale a bordo è italiana. «Nel complesso le navi ferme nel Golfo sono poco meno di un migliaio con a bordo circa 15 mila marittimi», aggiunge con preoccupazione Duci.
Lo scacco matto di Hormuz e le rotte della paura
La «Grande Torino», fiore all’occhiello della flotta Grimaldi entrato in servizio nel 2018, è rimasta intrappolata dopo aver completato le operazioni commerciali in Kuwait. Da oltre 40 giorni, la nave e i suoi circa trenta marittimi attendono istruzioni in un limbo marino, sospesi tra le coste di Abu Dhabi e l’incertezza del conflitto. Non va meglio al colosso delle crociere: la Msc Euribia, dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, è rimasta ormeggiata nel porto di Rashid. Se i 563 passeggeri italiani sono stati fortunatamente rimpatriati entro i primi di marzo, l’unità rimane ferma insieme ad altre navi del gruppo di Gianluigi Aponte, come la portacontainer Msc Clara.
Il nodo del problema resta lo Stretto di Hormuz, dove il transito è pressoché nullo. Teheran ha recentemente annunciato rotte alternative a causa della presunta presenza di mine marine: «Si consiglia a tutte le navi che intendono attraversare lo Stretto di Hormuz di seguire rotte alternative per garantire la sicurezza marittima ed evitare potenziali pericoli legati alle mine marine», ha dichiarato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Gli itinerari suggeriti prevedono passaggi obbligati a nord o a sud dell’isola di Larak, ma l’efficacia di tali manovre resta tutta da dimostrare mentre il prezzo del greggio continua a oscillare pericolosamente.




