Crans-Montana, lo scaricabile dei Moretti: “È stata la cameriera”

Il drammatico incendio che ha sconvolto la nota località sciistica di Crans-Montana continua a sollevare interrogativi pesanti e polemiche accese, specialmente a seguito delle recenti testimonianze emerse dalle indagini. Al centro della bufera giudiziaria e mediatica si trovano i gestori del discobar Constellation, Jacques e Jessica Moretti, i quali hanno adottato una linea difensiva che punta a scaricare le responsabilità della tragedia sulla giovane vittima Cyane Panine.

La ragazza di ventiquattro anni, descrittiva inizialmente dai titolari come una figura quasi familiare, viene ora dipinta nei verbali come l’unica artefice delle manovre rischiose che avrebbero innescato il rogo. Questa versione dei fatti tuttavia si scontra violentemente con le dichiarazioni dei familiari della vittima e di ex colleghi, che descrivono un clima lavorativo segnato dallo sfruttamento e da direttive ben precise impartite proprio dai datori di lavoro.

Le smentite dei genitori sulla natura del rapporto

Le parole pronunciate dai Moretti davanti ai magistrati, nelle quali definivano Cyane come una sorta di figlia adottiva, sono state duramente contestate dai genitori della ragazza, Jerome e Astrid. Attraverso una nota legale, la famiglia ha chiarito che tra la giovane e i titolari intercorreva un rapporto esclusivamente professionale e per nulla idilliaco. Al contrario, la ragazza si sentiva profondamente sfruttata, tanto da aver già consultato i sindacati e avviato un’azione legale presso il tribunale del lavoro di Sion per vedere riconosciuti i propri diritti. Questa rivelazione smonta l’immagine di armonia familiare proposta dai gestori e suggerisce l’esistenza di una forte tensione lavorativa preesistente alla notte della tragedia, aggravata da turni massacranti e pretese costanti che andavano oltre le normali mansioni di una cameriera.

Il ruolo determinante delle direttive padronali

Uno dei punti più controversi riguarda lo spettacolo con le bottiglie di champagne e i fuochi d’artificio, momento in cui è divampato l’incendio. Jessica Moretti ha sostenuto a verbale che la decisione di salire sulle spalle di un collega per servire ai tavoli fosse stata un’iniziativa spontanea della ragazza. Tuttavia, la testimonianza di un’amica di Cyane ed ex dipendente del locale, Camille C., offre una prospettiva diametralmente opposta. Secondo il racconto della testimone, quella sera il locale era a corto di personale e la titolare era in preda al panico per l’ingente numero di bottiglie da servire. Sarebbe stata proprio Jessica a ordinare alla giovane di indossare il casco da moto e di dare inizio alla coreografia, rendendo chiaro che tali scenografie non erano improvvisate ma facevano parte integrante dell’offerta di intrattenimento del locale.

La questione delle uscite di sicurezza bloccate

Oltre alla dinamica dell’innesco, gli inquirenti si stanno concentrando sulla gestione della sicurezza all’interno del locale durante i momenti critici. Un dettaglio inquietante che emerge dalle indagini riguarda la presunta decisione di bloccare le porte del locale. Secondo quanto riferito da Camille, il titolare Jacques Moretti avrebbe chiuso le uscite per motivi puramente economici, ovvero per impedire che le persone potessero entrare o uscire senza pagare il biglietto d’ingresso durante la serata. Questa scelta, se confermata, avrebbe trasformato la discoteca in una vera e propria trappola mortale, impedendo una fuga rapida e ordinata nel momento in cui le fiamme hanno raggiunto il soffitto infiammabile. Mentre i titolari sostengono di aver tentato ogni manovra di soccorso, i racconti dei sopravvissuti descrivono scene di caos dove il personale medico ha lottato per quasi un’ora nel tentativo disperato di rianimare Cyane.

Il drammatico racconto dei sopravvissuti italiani

Tra le carte dell’inchiesta figurano anche i verbali dei numerosi ragazzi italiani presenti quella sera al Constellation. Un quindicenne originario di Como ha fornito una ricostruzione lucida e agghiacciante dei primi istanti del rogo. Il giovane ha raccontato di essersi accorto del fuoco intorno all’una e ventisette del mattino, notando come le fiamme si propagassero con una velocità estrema lungo il rivestimento del soffitto. La sua prontezza nel trascinare fuori un amico ha permesso loro di mettersi in salvo tra i primi, ma la sua testimonianza mette in luce il destino tragico di molti altri coetanei. Nel fornire i nomi dei presenti alla polizia cantonale, il ragazzo ha dovuto constatare con orrore che per molti dei suoi amici non vi erano più notizie, andando a comporre quello che sarebbe diventato tristemente l’elenco delle vittime accertate.

Attualmente l’inchiesta prosegue per accertare le responsabilità penali relative alla sicurezza della struttura e alle procedure antincendio, che sembravano essere del tutto assenti. Mentre la magistratura svizzera ha deciso per il momento di non applicare misure cautelari detentive per i Moretti, la pressione dell’opinione pubblica e delle famiglie delle vittime cresce costantemente. La richiesta di giustizia è unanime, specialmente da parte di chi, come Camille, ha visto morire una persona cara in un locale che avrebbe dovuto essere un luogo di svago e che invece si è trasformato in uno scenario di morte a causa di una presunta catena di negligenze e avidità. Il percorso giudiziario si preannuncia lungo, ma le prove raccolte finora sembrano smentire sistematicamente il tentativo dei gestori di incolpare chi non può più difendersi.

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