Strage di Capodanno a Crans-Montana, i titolari tremano: cosa succede il 9 gennaio

Una località da cartolina, le luci di Capodanno, la musica, i calici alzati per brindare al nuovo anno. Poi, all’improvviso, il buio, le urla, il fuoco che divora tutto in pochi istanti. Da quella notte a Crans-Montana nulla è più come prima e ora per qualcuno sta arrivando il momento di fare i conti con la giustizia.
Al centro di questa vicenda c’è il bar Le Constellation, diventato tragico simbolo di una festa trasformata in incubo. In quel locale, durante la notte di Capodanno, un incendio ha provocato una vera e propria strage, con almeno 40 vittime e decine di persone ferite. Famiglie spezzate, amici che aspettano ancora risposte, una comunità sotto shock.
Domani mattina, a Sion, i riflettori si sposteranno sui due nomi che da giorni rimbalzano tra tv, giornali e social: Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del Le Constellation. I coniugi saranno nuovamente interrogati nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio che ha distrutto il locale di Crans-Montana.
Secondo quanto riportato dall’emittente francese Bfmtv, sono previste due udienze distinte, una per ciascuno dei titolari. Un passaggio che segna l’avvio di una nuova fase delle indagini condotte dalla magistratura svizzera, chiamata a fare chiarezza su quanto accaduto in quella terribile notte.
Ma non saranno soli davanti ai magistrati. Alle udienze sono stati invitati anche gli avvocati delle vittime e i loro rappresentanti legali, segnale evidente del peso che questo appuntamento giudiziario potrebbe avere per il futuro dell’inchiesta e per le famiglie che chiedono verità e giustizia.

Oltre ai titolari, oggi pomeriggio sarà ascoltata anche una delle cameriere sopravvissute al rogo. Una giovane che quella notte stava lavorando tra i tavoli del Le Constellation e che si è ritrovata, in pochi minuti, intrappolata in un inferno di fumo e fiamme.
La sua testimonianza viene considerata decisiva per ricostruire i minuti immediatamente precedenti allo scoppio dell’incendio: come si è sviluppato il fuoco, cosa è stato visto, quali ordini sono stati dati, se c’erano vie di fuga accessibili. Domande pesantissime, alle quali la magistratura sta cercando di dare una risposta punto per punto.
La presenza dei legali delle vittime in aula rende il clima ancora più teso. Per molti parenti, ogni parola dei sopravvissuti è un tassello in più in un mosaico fatto di dolore, sospetti e richiesta di responsabilità.
Stando alle informazioni raccolte da Bfmtv, i nuovi interrogatori di Jacques e Jessica Moretti non entreranno ancora nel cuore della dinamica dell’incendio, ma si concentreranno soprattutto sulla loro situazione personale. Un dettaglio che fa pensare a verifiche su posizione, ruolo, eventuali precedenti, capacità di garantire la propria presenza durante l’inchiesta.
In parallelo, proseguono le analisi tecniche sulle cause del rogo che ha devastato il Le Constellation. Gli inquirenti stanno incrociando perizie, rilievi e testimonianze per capire se ci siano state mancanze nelle misure di sicurezza, errori umani o altre responsabilità che avrebbero potuto evitare una simile tragedia.
L’obiettivo dichiarato della magistratura svizzera è chiaro: ricostruire ogni passaggio, dal primo scintillio di fuoco fino al crollo finale del locale, e stabilire chi avrebbe dovuto intervenire, controllare, prevenire.

Le accuse contro i titolari e la richiesta di custodia cautelare
Intanto, la posizione dei coniugi Moretti è sempre più sotto i riflettori. Al momento, Jacques e Jessica sono formalmente sospettati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Reati gravissimi, che potrebbero aggravarsi se dalle nuove prove emergessero ulteriori elementi di responsabilità.
A spingere per una stretta ancora più dura è l’avvocato Sébastien Fanti, che rappresenta le famiglie di numerose vittime. Intervistato da Bfmtv, il legale non ha usato mezze misure: secondo lui, le udienze di domani potrebbero essere «l’occasione giusta per mettere i due proprietari in custodia cautelare».
Una frase che risuona forte, soprattutto tra chi ha perso qualcuno in quella notte maledetta. L’eventuale custodia cautelare dei titolari del locale sarebbe un segnale preciso: la magistratura starebbe valutando la loro posizione non solo sotto il profilo tecnico, ma anche sotto quello del rischio di fuga o di inquinamento delle prove.
Dall’altra parte, la difesa di Jacques e Jessica Moretti insiste su un altro aspetto: anche loro, dicono i legali, sarebbero travolti dal dolore. Martedì, attraverso un comunicato diffuso tramite i propri avvocati, i due titolari si sono detti «devastati e sopraffatti dal dolore» per quanto accaduto al Le Constellation.
Nella stessa nota, i coniugi hanno promesso piena collaborazione con la giustizia svizzera, assicurando che non avrebbero tentato in alcun modo di eludere le indagini. Una presa di posizione che vuole allontanare l’idea di due persone pronte a scappare o a sottrarsi alle proprie responsabilità.
Parole che però, per molte famiglie delle vittime, non bastano. Sui social, sotto le notizie che riguardano l’inchiesta di Crans-Montana, si alternano commenti di rabbia, richieste di pene esemplari e messaggi di cordoglio per chi non c’è più.
Intanto l’inchiesta va avanti, tra nuove audizioni, approfondimenti tecnici e continui aggiornamenti dei media svizzeri e francesi. Ogni dettaglio che emerge dal caso Le Constellation fa il giro del web in pochi minuti, diventando oggetto di discussione, analisi, sdegno.
Per le famiglie delle vittime, per chi è sopravvissuto e per chi quella notte era a Crans-Montana, il 9 gennaio non è solo una data a calendario: è un passaggio cruciale. Dal modo in cui verranno condotte le udienze di Sion, dalle decisioni della magistratura su eventuali misure cautelari e dalle nuove testimonianze potrebbe passare il primo, vero passo verso la verità su quella tragica notte di Capodanno.
E mentre la neve torna a coprire le strade della località svizzera, le ferite di quella strage restano aperte. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, fino in fondo.




