Strage di Capodanno, il bilancio si aggrava: per i sei italiani dispersi poche speranze

Il bilancio della terribile tragedia avvenuta a Crans-Montana durante i festeggiamenti di Capodanno continua ad aggravarsi e a delineare i contorni di un dramma che ha colpito duramente molti giovani e le loro famiglie. Secondo le ultime comunicazioni ufficiali fornite dalla polizia svizzera e dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, il numero delle vittime accertate è salito a quaranta morti, mentre i feriti sono attualmente centodiciannove.
La situazione resta estremamente fluida poiché le operazioni di identificazione procedono con estrema lentezza a causa delle condizioni dei corpi, molti dei quali risultano purtroppo irriconoscibili. In questo scenario di dolore, l’Italia vive ore di fortissima apprensione per sei connazionali che risultano ancora ufficialmente dispersi, quasi tutti minorenni che si trovavano nella nota località sciistica per trascorrere le vacanze invernali.
Un bilancio ancora provvisorio
Le autorità svizzere hanno chiarito che i numeri forniti potrebbero subire ulteriori variazioni nelle prossime ore. La procuratrice Pilloud ha spiegato che l’incremento del numero dei feriti è dovuto al fatto che molte persone, inizialmente convinte di aver riportato solo lievi contusioni, si sono presentate spontaneamente al pronto soccorso nei giorni successivi riscontrando traumi più seri. Per quanto riguarda le vittime, il processo sarà lungo e complicato, richiedendo test del DNA e analisi forensi approfondite. Le famiglie dei dispersi sono state invitate alla massima prudenza e alla pazienza, assicurando che ogni comunicazione ufficiale passerà direttamente attraverso i canali istituzionali non appena ci saranno certezze sulla sorte dei loro cari.

Speranze legate ai feriti senza nome
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani segue costantemente l’evolversi della situazione, mantenendo i contatti con le autorità elvetiche e l’unità di crisi. Esiste ancora un barlume di speranza legato al fatto che negli ospedali svizzeri sono ricoverate sei persone in condizioni gravissime che non sono state ancora identificate formalmente. Il governo italiano si augura che tra questi pazienti possano esserci alcuni dei nostri connazionali che mancano all’appello. Al momento, undici feriti italiani sono sotto cure mediche: cinque di loro sono già stati trasferiti d’urgenza al Niguarda di Milano per essere sottoposti a delicati interventi chirurgici, mentre gli altri sei rimangono in Svizzera perché giudicati intrasportabili. Questi ultimi sono comunque monitorati da equipe mediche italiane giunte appositamente sul posto per supportare i colleghi stranieri.
Tra i nomi che compongono la lista dei dispersi italiani figura quello di Emanuele Galeppini, un ragazzo di diciassette anni originario di Genova ma residente a Dubai. Emanuele è una giovane promessa del golf e si trovava in vacanza con la sua famiglia. Le speranze di ritrovarlo in vita sono purtroppo ridotte al minimo dopo che il suo telefono cellulare è stato rinvenuto accanto a un corpo non ancora identificato. Anche la città di Bologna è colpita dal dramma per la scomparsa di Giovanni Tamburi, sedici anni, studente del liceo Righi. Giovanni si trovava in Svizzera con il padre e la madre ha diffuso appelli disperati attraverso i social media per ottenere qualunque tipo di informazione utile, sperando in un miracolo che possa riportarlo a casa.
La comunità ebraica di Milano e molte famiglie romane sono unite nel dolore per la scomparsa di Riccardo Minghetti, sedicenne che era uscito quella sera con un gruppo di amici. Tra questi c’era Manfredi Marcucci, che è riuscito a salvarsi ed è ora ricoverato a Milano. Il padre di Riccardo sta compiendo un doloroso pellegrinaggio tra i vari centri sanitari della zona, cercando il figlio tra i volti dei feriti. Insieme a lui manca all’appello anche Achille Barosi, milanese di sedici anni. Secondo alcune testimonianze raccolte dai parenti, Achille sarebbe rientrato nel locale mentre le fiamme stavano già divampando nel tentativo di recuperare i suoi effetti personali, come la giacca e il telefono, non percependo l’imminente pericolo che lo avrebbe intrappolato.
L’attenzione degli inquirenti e dei soccorritori si concentra anche su Chiara Costanzo, l’unica ragazza che risulta ancora dispersa tra gli italiani. Chiara era una compagna di scuola di Achille Barosi e faceva parte della stessa comitiva milanese. I suoi genitori vivono ore di angoscia totale, aggrappandosi alla notizia che tra i feriti non identificati ci sia proprio una giovane donna. La speranza è che la ragazza ricoverata in terapia intensiva possa essere Chiara e che la sua forza le permetta di superare questo momento critico. Resta infine avvolto nel mistero il profilo di Giuliano Biasini, il sesto nome presente nella lista dell’unità di crisi. Su di lui si hanno pochissime informazioni, ma la sua presenza nell’elenco ufficiale conferma che il dramma ha colpito in modo trasversale giovani provenienti da diverse parti d’Italia.




