A 17 ANNI RIFIUTA DI ABORTIRE, PARTORISCE MA POCO DOPO SI SCOPRE L’ASSURDO

Diventare madre è un privilegio, dal momento che non tutte le donne, pur desiderando un bimbo, riescono a concepirlo. Sono in tante coloro che, per scelta propria o per scelta divina, non hanno avuto la fortuna di sperimentare la maternità.

Le influencer spesso raccontano l’altro volto dell’essere madri, dunque la stanchezza, le occhiaie, il poco tempo libero che si ha a disposizione, anche se nulla di tutto ciò, posso assicurarvelo, può mai darci la stessa gioia di uno scricciolo da tenere in braccio, coccolare, riempire di bacini.

Sappiamo che la gestazione può comportare rischi sino all’ultimo sia per la madre che per il piccolo ma quando il parto avviene e subito dopo accade l’inaspettato, il discorso cambia. Parliamo di un caso che ha sconvolto tutti i lettori, lasciandoli oltre che increduli, pieni di rabbia e indignazione.

In men che non si dica, la notizia si è diffusa sui principali siti d’informazione, con commenti al cianuro, rilasciati dagli utenti che non sono riusciti a tenere a bada le loro riflessioni perché di mezzo c’è una madre e il bimbo che ha portato in grembo sino alla fine della gravidanza.

Dal momento che il caso sta generando una vera e propria bufera sui social, vediamo insieme cosa è accaduto, in dettaglio, lasciando la parola alla giovane donna che ha vissuto, sulla sua pelle, una delle esperienze più brutte della sua vita.

Nonostante i suoi 17 anni, Anna ( questo il nome di fantasia che abbiamo scelto per ovvie ragioni di tutela della privacy), ha deciso di portare avanti la sua gravidanza, ripetendo spesso: «Voglio questo figlio con tutta me stessa ».  Una ragazzina determinata, nonostante la sua giovane età, che ha mantenuto le sue idee, urlandole, con le lacrime agli occhi, ai genitori, convinti che fosse meglio abortire. E’ stata minacciata di finire in un  centro d’accoglienza ma ha dimostrato di avere una forza da vendere.

Ha dimostrato che l’età anagrafica è una cosa, quella legata all’esperienza, ben altra. C’era, difatti, un precedente: la povera Anna, l’anno prima, dunque quand’era sedicenne, ha dovuto affrontare su costrizione del padre e della madre, un vero e proprio incubo, scappando dall’ospedale, per non abortire. Per tutelarsi ed evitare che tutto si ripetesse, si è rivolta, in questa seconda gravidanza,  ad un avvocato, recandosi nel suo studio per chiedere aiuto al giudice tutelare.

Anna, senza giri di parole, ha spiegato al suo avvocato quanto le era accaduto, per non restare vittima, ancora una volta, della volontà dei genitori che l’anno prima la costrinsero a dare in adozione il suo primo bambino. «Mi trascinarono in ospedale per farmi abortire, ma io scappai», ha aggiunto dinnanzi al legale.

Sulla base del suo racconto, la gravidanza è proseguita fino a quando il pancione ha cominciato a essere evidente. A quel punto, i genitori l’hanno condotta in una casa- famiglia, situata in un’altra regione, per nascondere la «vergogna », ossia il piccolo in grembo alla figlia, non ancora maggiorenne. Un concetto atavico che, purtroppo, perdura anche nel 2023.

Anna ha dato alla luce il suo primo bambino ma non è riuscito a vederlo, in quanto già destinato a nuovi genitori. Per la ragazzina tutto questo è stato traumatico e ha paura che possa riaccadere. L’avvocato le ha ipotizzato un ricorso al giudice tutelare per la nomina di un curatore speciale che eserciti la patria potestà, al posto dei genitori, per la sua seconda gravidanza.

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