Travolta e uccisa sul Gra, arriva la svolta: “Il camionista ha…”

Si pensava all’ennesima tragedia della strada, ma probabilmente non è così: a quanto pare la donna è stata uccisa volontariamente dal camionista. Ecco cosa è successo

TRAVOLTA SUL GRA, LA VERITÀ NELLE TELEFONATE AL 112

È un vero e proprio giallo quello riguardante Alessia Sbal, la 42enne travolta e uccisa nella serata di domenica sul Grande raccordo anulare, a Roma. Al momento è stato fermato Flavio Focassati, camionista attualmente ai domiciliari con l’accusa di omicidio stradale, fuga e omissione di soccorso. La soluzione del giallo potrebbe nascondersi nelle tre telefonate fatte dalla donna al 112.

L’OMICIDIO È STATO VOLONTARIO?

La donna, come riporta Repubblica.it, sarebbe stata consapevolmente travolta e uccisa dal camionista 47enne. Poco prima di morire la vittima ha fatto tre telefonate al 112. “Dove vai, dove vai? Fermati, fermati, non mi venire addosso. Fermati!”, è quanto si sente nella telefonata più drammatica. Dall’altra parte, ad ascoltare, un operatore del 112. Davanti a lei il suo assassino, che dopo essere risalito sul tir ha ingranato la marcia e l’ha ammazzata sulla corsia d’emergenza. La comunicazione viene poi interrotta bruscamente.

LA DIFESA DEL CAMIONISTA

Poco prima di morire, Alessia aveva costretto il camionista a fermarsi in seguito al primo impatto. La telefonata ai carabinieri, però, svela quanto successo. A questo punto, insomma, l’ipotesi più accreditata è che non si tratti di omicidio stradale ma volontario: per questo motivo l’accusa nei confronti del camionista, incensurato, potrebbe presto cambiare. L’uomo, di fronte alla polizia, si è difeso escludendo il dolo: “Non l’avevo vista, mi è comparsa davanti all’improvviso”.

IL RACCONTO DEL TESTIMONE

Inizialmente, dunque, si pensava all’ennesima tragedia della strada. Ma probabilmente non è così. Le telefonate, le testimonianze e le indagini raccontano un’altra verità. Al momento del primo impatto Alessia era al telefono con un’amica ma ha dovuto ovviamente riattaccare, senza farsi più risentire. Un testimone ha poi raccontato come l’auto della donna fosse stata tamponata: “Era arrabbiata, la vedevo dalla mia auto, perché quel tir aveva proseguito la sua marcia”.

LA MORTE SULLA CORSIA DI EMERGENZA

Dopo il primo tamponamento, Alessia ha costretto il camionista ad accostarsi sulla corsia di emergenza. Una volta fermatisi, la donna ha indossato il giubbotto catarifrangente ed è scesa dall’auto per discutere con l’uomo. Probabilmente c’è stata una lite. Lì è partita la prima chiamata al 112, poi subito un’altra, infine la terza e la quarta. Una quinta telefonata è arrivata da parte di un automobilista.  Nonostante le urla disperate della donna, però, il camionista l’ha travolta e l’ha uccisa.

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