INDAGINI PER DUE ANNI, POI VIENE A GALLA LA VERITÀ

Come non ricordare la lunga macabra fila delle bare di Bergamo, disposte per centinaia di metri come un surreale corteo funebre. Sono passati ormai anni da quei giorni drammatici di marzo del 2020. Per la gente che ha vissuto quei momenti drammatici, è ancora vivo il sentimento di terrore e l’impotenza davanti a spettacoli di questo genere.

Tutti noi ancora ad oggi stiamo subendo gli effetti di quella che è stata, ed è ancora purtroppo, la pandemia di Covid-19. Nonostante le vaccinazioni siano cominciate e continuate a spron battuto, il virus continua a circolare tra noi, producendo contagi e inevitabili vittime. Ma c’è una faccenda però sulla quale si sta tentando di fare chiarezza.

ECCO LE NUOVE RIVELAZIONI

Da quanto emerge nelle ultime ore, la verità dei fatti sembrerebbe ancora molto lontana dall’essere chiarita. Il centrodestra lombardo che governa la Lombardia, difende la propria posizione sostenendo che  i reali motivi che hanno portato al ritardo nell’attivazione della macchina organizzativa, sarebbero da imputare alla inevitabile mancanza di informazioni scientifiche e di indicazioni da parte dello Stato. Anzi, alla Regione sarebbero addirittura da attribuire i meriti di aver in certi casi anticipato le disposizioni nazionali offrendo tempestivamente tutte le cure possibili ai cittadini.

Di avviso diamentralmente opposto l’opposizione, secondo la quale la responsabilità dei morti sarebbe da imputare ad una certa resistenza della politica a credere alla gravità dei fatti, ritardando azioni che potevano limitare le conseguenze della drammaticità degli eventi, che, ricordiamo, in Lombardia hanno provocato 39 mila morti.

Ciò che sembra certo alla fine è che, dopo 26 riunioni la commissione d’inchiesta istituita dal Pirellone sulla gesione dell’emergenza in Lombardia ha prodotto 4 relazioni diverse dalle quali non emerge nulla di risolutivo. Anzi, se possibile, ha contribuito a genere ancora maggiore confusione in una vicenda che merita giustizia e di cui, prima o poi, non vorremmo più parlare.

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