Malori improvvisi, la scoperta choc: “Riscontrato il 62% di probabilità in più”

Notizia certificata e riportata da Il MessaggeroCovid, chi ha contratto il virus ha il 62% di probabilità in più di avere un infarto: ecco le malattie cardiache che si rischiano. Non si chiudono i conti con l’infezione da Sars Cov-2 dopo il test negativo che fa uscire di casa dopo l’isolamento o che fa tornare a una vita normale dopo il ricovero. Chi ha avuto il Covid-19 ha un rischio maggiore di sviluppare complicanze cardiovascolari entro il primo mese e fino a un anno dopo l’infezione.

Tra queste, aritmie cardiache, coaguli di sangue, ictus, malattia coronarica, infarto, insufficienza cardiaca o persino morte. E non c’è solo una questione di persone più a rischio: anche persone che in precedenza non avevano alcun problema del genere si sono imbattute nel cardiologo. La conferma viene da un lavoro dei ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis e del Veterans Affairs St. Louis Health Care System pubblicato su Nature Medicine.

«Ciò che stiamo vedendo non va bene. La Covid-19 può portare a gravi complicazioni cardiovascolari e alla morte. Il cuore non si rigenera o si ripara facilmente dopo un danno cardiaco.
Queste sono malattie che colpiranno le persone per tutta la vita», spiega Ziyad Al-Aly, docente di medicina alla Washington University.

Più di 380 milioni di persone in tutto il pianeta sono state infettate dal virus dall’inizio della pandemia. Secondo la ricerca, le infezioni da Covid-19 hanno finora contribuito a 15 milioni di nuovi casi di malattie cardiache in tutto il mondo. Stando all’analisi dei ricercatori americani, le persone che hanno contratto il Covid-19 avevano il 72% in più di probabilità di soffrire di malattia coronarica, il 63% in più di avere un infarto e il 52% in più di avere un ictus.

Complessivamente, le persone infettate dal virus avevano il 55% in più di probabilità rispetto a quelle senza Covid-19 di subire un grave evento cardiovascolare, come infarto, ictus e morte. Questa ricerca va nella direzione di ciò che già gli studiosi di tutto il mondo hanno notato: Covid non è solo una malattia respiratoria, ma sistemica.

Stando a un lavoro presentato all’ultima conferenza annuale dell’American Stroke Association, nei tre giorni successivi alla diagnosi della malattia, il rischio di ictus ischemico si alza di dieci volte per poi scendere gradualmente nei giorni successivi. Dal quarto giorno le probabilità scendevano rapidamente, ma restavano comunque più alte rispetto al periodo di controllo. In particolare, tra i giorni 4-7 il rischio di ictus era il 60% più alto; tra i giorni 8-14, era il 44% più alto; tra i giorni 15-28 era il 9% più alto.

Un lavoro realizzato nel Regno Unito e pubblicato su Lancet ha dimostrato che un caso su due delle persone ricoverate per Covid hanno avuto una complicanza, renale, respiratoria o cardiovascolare. La ricerca ha dimostrato che sono a rischio anche i pazienti giovani e senza fattori di rischio pregressi. Le complicanze sono risultate comuni anche tra i pazienti giovani e precedentemente in salute: il 27% dei ricoverati nella fascia di eta’ 19-29 anni e il 37% di coloro tra 30-39 anni ha avuto una complicanza, secondo quanto riferito da Calum Semple della University of Liverpool, che ha coordinato lo studio. Le complicanze più comuni sono quelle renali (riguardanti quasi un paziente su 4, il 24% del campione), respiratorie (circa un paziente su 5, ovvero il 18% del campione), sistemiche (un paziente su sei, ovvero il 16%).

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