5 regioni a rischio zona gialla a partire da lunedì 6 settembre

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Dopo la Sicilia, altre Regioni potrebbero passare presto in zona gialla. È impossibile prevederlo con esattezza (ovviamente), ma dando un’occhiata ai dati si può trovare più di un indizio per capire chi dalla prossima settimana lascerà la zona bianca e passerà nella fascia con più restrizioni. Attenzione massima ai posti letto d’ospedale, diventati determinanti nel bel mezzo dell’estate, quando il governo ha deciso – in accordo con Regioni e Comitato tecnico scientifico – di renderli il parametro decisionale più importante per il sistema a colori.

L’occupazione delle terapie intensive e dei reparti di area medica è decisiva per definire i colori e le conseguenti restrizioni: superata la soglia del 10% dei posti occupati in rianimazione e del 15% negli altri reparti si passa in zona gialla (come accaduto alla Sicilia). Limite che è rispettivamente fissato a 20% e 30% per la zona arancione e 30% e 40% per la zona rossa.

Quali Regioni rischiano la zona gialla dal 6 settembre

I dati a cui prestare attenzione sono quelli dell’Agenas, che aggiorna quotidianamente le percentuali di riempimento degli ospedali per singola Regione. Il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità del venerdì, che poi decide in cabina di regia quali Regioni cambiano colore dal lunedì successivo, guarda i dati del martedì precedente. Insomma, quelli di domani. Scorrendo i dati di oggi, però, è già possibile farsi un’idea abbastanza chiara dei territori a rischio giallo:

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  • Abruzzo: 4% terapia intensiva, 7% area medica
  • Basilicata: 1% terapia intensiva, 13% area medica
  • Calabria: 9% terapia intensiva, 17% area medica
  • Campania: 3% terapia intensiva, 10% area medica
  • Emilia Romagna: 6% terapia intensiva, 5% area medica
  • Friuli Venezia Giulia: 7% terapia intensiva, 4% area medica
  • Lazio: 7% terapia intensiva, 7% area medica
  • Liguria: 5% terapia intensiva, 4% area medica
  • Lombardia: 3% terapia intensiva, 5% area medica
  • Marche: 8% terapia intensiva, 7% area medica
  • Molise: 0% terapia intensiva, 5% area medica
  • Piemonte: 2% terapia intensiva, 3% area medica
  • Puglia: 5% terapia intensiva, 9% area medica
  • Sardegna: 13% terapia intensiva, 14% area medica
  • Sicilia: 13% terapia intensiva, 23% area medica
  • Toscana: 9% terapia intensiva, 8% area medica
  • Umbria: 7% terapia intensiva, 7% area medica
  • Valle d’Aosta: 0% terapia intensiva, 0% area medica
  • Veneto: 5% terapia intensiva, 3% area medica
  • Provincia autonoma di Bolzano: 5% terapia intensiva, 4% area medica
  • Provincia autonoma di Trento: 0% terapia intensiva, 5% area medica

Le 5 regioni a rischio zona gialla sono quindi: Calabria, Marche, Sardegna, Toscana e Campania. I dati raccontano innanzitutto un rapido peggioramento della situazione in Sicilia che, appena entrata in zona gialla, rischia di finire in zona arancione nell’arco di poche settimane. La Sardegna resta più che in bilico: fino a ieri il dato dell’area medica era del 15%, oggi è il 14%; peggiore la situazione nelle terapie intensive, passate velocemente da meno del 10% al 13%.

In questa condizione, però, la Sardegna non andrebbe in zona gialla: è necessario superare entrambi i parametri per il cambio di colore e quindi almeno 10% in terapia intensiva e 15% in area medica. Sul filo anche la Calabria, che ha sforato ampiamente la soglia nei reparti con il 17%, ma per quanto riguarda le rianimazioni resta al 9%. Nota positiva per la Valle d’Aosta: ha zero ricoverati in terapia intensiva e zero in area medica, i positivi al Covid sono tutti in isolamento a casa.

Tutte le differenze tra zona bianca e zona gialla

Il passaggio da zona bianca a zona gialla, che oggi ha riguardato la Sicilia, fa venire subito in mente una domanda: quali sono le differenze? La risposta è semplice: due. Il calendario delle riaperture messo in campo dal governo Draghi nei mesi primaverili ha poco a poco annullato la maggior parte delle restrizioni anche in zona gialla. A differenza della zona bianca, però, bisogna indossare la mascherina anche all’aperto. L’altro cambiamento riguarda la ristorazione: i tavoli possono essere composti al massimo da quattro persone non conviventi, sia all’interno che all’esterno, a differenza della fascia bianca in cui fuori non c’è limite e dentro è stato portato a sei. Per il resto non cambia nulla: non ci sono limiti agli spostamenti, né di giorno né di notte, e le attività sono tutte aperte tranne le discoteche.

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