Spettacolo italiano sotto choc: la cantante è stata arrestata per affari con la camorra

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L’accusa è associazione per delinquere finalizzata a commettere false fatturazioni, dichiarazioni fraudolente e altri reati di natura tributaria, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione e rivelazioni di segreto. Con l’aggravante di aver agevolato tre clan camorristici, compreso quello dei casalesi.

Un giro di affari illeciti – secondo la giudice delle indagini preliminari di Roma che l’ha fatta arrestare con altre 22 persone, tra cui alcuni familiari – che ha consentito ad Anna Bettozzi, 62 anni, in arte Ana Bettz, imprenditrice, cantante e ballerina già nota alle cronache rosa e mondane, di partecipare ad una maxievasione fiscale (tra Iva, accise e Ires) di oltre 185 milioni di euro. Per questo la donna è finita in carcere stamane, nell’ambito di una più vasta operazione chiamata «Petrolmafie Spa»

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condotta in collegamento da quattro Procure (di Roma, Napoli, Catanzaro e Reggio Calabria), che ha portato i Nuclei di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza delle quattro città, insieme ai carabinieri del Ros, ad arrestare circa settanta persone e a sequestrare beni mobili e immobili, società, conti correnti e denaro contante per circa un miliardo di euro, per i reati di associazione mafiosa, riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi.

In un’intercettazione del 4 marzo 2019 gli investigatori della Guardia di finanza hanno ascoltato la stessa Anna Bettozzi vedova Di Cesare, in arte Ana Bettz, fornire alla sorella Piera una sorta di confessione: «A Piè, io dietro c’ho la camorra! Tu dove caz… vai… Te stanno a pijà per il culo… Cioè questi stanno…

Lo sai quanto c’ha in giro Felice (…) di me… Ti sto dicendo… Ho capito! Sai quanto… No! E io controllo che sia borderline, quasi regolare… io! Sai quanto c’ha in giro! Quindici milioni al giorno, quell’altro cinque milioni, io altri cinque e insieme c’abbiamo 15 e 10, 25/30 milioni al giorno! Tu dove cazzo vai? (…) La gestione non ti può dare… Sei responsabile sempre te… Tu la legge, ti danno l’associazione…».

Secondo gli inquirenti la donna stava cercando di dissuadere la sorella dall’idea di aprire un deposito di carburanti, «prospettandole la pericolosità dell’attività da lei svolta, per la quale ‘ha dietro la camorra’, che comporta il serio rischio di essere imputati per associazione per delinquere».

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