Senato, il ddl Zan resta al palo. Arcigay minaccia: «Pronti a scendere in piazza se non va in aula»

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Il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia resta al palo. Almeno per ora. L’ufficio di presidenza della commissione Giustizia del Senato ha infatti unanimemente deciso di non calendarizzarlo per l’aula. Si tratta di un dato tecnico e non di merito che trova fondamento nella presenza, a Palazzo Madama, di altri quattro testi convergenti sulla stessa materia. Il Regolamento del Senato ne esige l’accorpamento in un testo unificato. Per farlo, però, occorre che la presidente Casellati riassegni il provvedimento alla Commissione. Procedura già espletata con un’altra votazione unanime.

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Rinvio tecnico

L’accordo, tuttavia, si esaurisce qui. Sul merito è scontro aperto tra centrodestra e sinistra più 5Stelle, con i primi contrari decisi a stoppare il ddl Zan ed i secondi determinati a licenziarlo per l’aula. A dar manforte alla sinistra è sceso in campo a ranghi serrati il mondo dello spettacolo mentre l’Arcigay ha minacciato di scendere in piazza. La solita orchestra pronta a mobilitarsi ogni qualvolta il Parlamento è alle prese con sedicenti provvedimenti «di civiltà». Spesso, in realtà, si tratta solo di cascami ideologici con l’aggravante – è proprio il caso della legge Zan – della deriva liberticida. È il motivo per cui la sinistra teme che il rinvio tecnico possa trasformarsi in un differimento sine die del provvedimento sull’omotransfobia.

Centrodestra: «Il ddl Zan è inutile»

È quel che tenteranno di fare FdILega e FI, compattissimi nel loro “no” ad una proposta di legge che di fatto reintroduce nel nostro ordinamento il reato d’opinione. È il motivo per cui il Pd lancia avvertimenti travestiti da messaggi istituzionali. «Siamo sicuri che il presidente della commissione (il leghista Ostellarindr) sarà garante dei lavori», manda a dire la vicepresidente Anna Rossomando. La replica della Lega è affidata a Simone Pillon. «Il vuoto normativo da colmare – ricorda – riguarda i nostri bambini che rischiano su Tik Tok di essere vittime di giochi che portano al suicido o a lesione. Non altre questioni che sono già coperte dalla legge».

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