“Quando andavo alle medie non mi lavavo. Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata”

Uno spirito libero, fuori dalle regole e dall’etichette che un po’ ci uccidono e un po’ ci rassicurano, Francesca Calearo, alias Madame, si è raccontata in un’appassionata intervista per il Corriere della Sera. “Quando avevo 14 anni mi innamorai dell’allenatore di pallavolo, lui ne aveva 30.

Gli scrissi un messaggio ‘A diciotto anni potrò darti un bacio?’ Poi, arrivata ai 18, ero già da un’altra parte, innamorata della professoressa di matematica“. Libera. Se, a fatica, dovessimo scegliere un solo aggettivo per descrivere Madame potremmo dire “libera”.

Ma una vera libertà, di quelle che te le devi sudare, come ha dichiarato lei stessa: “Quando andavo alle medie non mi lavavo, a scuola mi prendevano in giro. Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”, ha dichiarato. E ancora: “Questo dolore mi ha reso debolissima e libera.

Anche di innamorarmi: maschio, femmina, giovane, vecchio“. Poi è arrivata la scrittura, i primi testi, la musica: “Ho cominciato a scrivere cose mie, sentite, quando ho conosciuto la professoressa di matematica. Ho iniziato in camera mia, a 13 anni sapevo a memoria tutte le canzoni di Fedez e Emis Killa. ‘Bimbo’ è la mia prima vera canzone”.

“Non ho mai avuto problemi maschio, femmina, semplicemente le donne etero sono più difficili da raggiungere e quello era il mio scopo. Certe mattine mi sveglio più maschio, altre più femmina. Riesco a pensare come un maschio, per esempio Clito, l’ho scritta da maschio”, ha proseguito Madame. Innamorarsi dell’impossibile, cosa che non le riesce più:

“Penso: ti ho già raggiunto. Il problema ora è che raggiungo tutto troppo facilmente. L’amore corrisposto non esiste“. E con la professoressa di matematica allora com’è andata a finire? “Una volta chiedo alla bidella di consegnarle in classe un CD, con tanto di lettera. Ma lei non capisce che sono io. Poi lei va in pensione, io vengo bocciata. Dovevo dimenticarla.”

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