Conte va al Colle ma non si dimette: andrà a raccattare voti in Parlamento con l’aiuto di Mastella

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Il premier Conte chiarirà di fronte al Parlamento (già lunedì o martedì) i termini politici della crisi aperta dalle dimissioni della delegazione governativa di Italia Viva, di cui è leader Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio è salito nel pomeriggio da Mattarella per formalizzare l’assunzione ad interim delle deleghe lasciate libere dalle ministre Teresa Bellanova (Agricoltura), Elena Bonetti (Pari opportunità) e dal sottosegretario Ivan Scalfarotto. A darne notizia, come da prassi, un comunicato dell’ufficio stampa del Quirinale. Con le dimissioni della delegazione renziana e l’assunzione dell’interim da parte di Conte si consuma il primo step della crisi, quello protocollare.

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Lunedì o martedì premier alle Camere

Sul piano politico a regnare è ancora la confusione. Il premier non si è dimesso. Significa che il governo, benché mutilato di una sua componente politica determinante continua ad esistere. L’obiettivo ora è quello di assemblare una maggioranza. Il ritorno di Renzi sembra poco probabile. Il veto del Pd al partito del suo ex-segretario appare insormontabile. Non solo: insistenti voci di Palazzo parlano di «sgomento» tra le truppe di Iv. Ad atterrirli è la caccia al “responsabile” al loro interno. Una defezione pesante è quella del socialista Riccardo Nencini, che con il suo simbolo aveva consentito la nascita del gruppo al Senato. «Noi siamo tra i “costruttori“», ha detto evocando Mattarella. La sua scelta potrebbe mettere a rischio il gruppo.

Il Pd: stritolare Renzi sulla legge elettorale

Una prospettiva che giustifica l’allarme rosso tra i seguaci di Renzi.  «A trovare i numeri per la conta – dice uno di loro -, ci hanno messo il più bravo di tutti a farlo». Ovvero, Dario Franceschini. Ma la conseguenza più temuta della ritorsione del Pd riguarda la legge elettorale. Cancellare una forza politica che veleggia intorno al 3 per cento non è un’impresa proibitiva. Ironia della sorte, il Parlamento dell‘antipolitica ha bisogno, per sopravvivere, di uno dei simboli più stagionati della Casta: Clemente Mastella. A reclutare i responsabili starebbe provvedendo personalmente. Sarebbero già «più di cinque», assicura: «Mimetizzati, ma già pronti».

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