Soccorso a Giuseppi? In campo c’è Mastella e detta le sue condizioni

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Clemente Mastella, sindaco di Benevento e marito della senatrice Sandra Lonardo, sembra pronto a scendere in soccorso del premier.

E non nasconde le condizioni per farlo. Come riportato da Repubblica, spiega a Conte che “i responsabili sono come l’amante. A un certo punto devi dare loro dignità, portarli allo scoperto, riconoscerne il valore. Altrimenti ti dicono addio e sul più bello non potrai contare su di loro”. Ecco fatto, in poche parole ha spiegato come funziona l’eventuale aiuto. Del resto, si è detto “responsabile verso il Paese” nel caso manchino i voti.

L’intervento di Mastella

Il governo Prodi, e si parla di tredici anni fa, cadde proprio in seguito alle inchieste dei magistrati sulla consorte di Mastella, che ai tempi era Guardasigilli dell’Udeur. La Lonardo venne prosciolta. E oggi invece potrebbe ribaltarsi la situazione, e potrebbero essere proprio marito e moglie a lanciare una corda per salvare un governo di centrosinistra che sta affogando. Alla faccia di Alessandro Di Battista che mesi fa aveva criticato il suo Movimento perché sempre più simile all’Udeur. Per salvare il salvabile ci si affida anche a questo, soprattutto se i 18 renziani decidono davvero di togliersi. Mastella ha quindi spiegato che “il problema è che Renzi come Erodiade pretende a tutti i costi la testa di Giovanni Battista, alias Conte, un problema tutto personale. Ma finirà per suicidarsi: Grillo non gli permetterà mai di rifare la stessa maggioranza con premier Cartabia o il mio amico Franceschini. Piuttosto si va dritti al voto”. Ecco la previsione del primo cittadino di Benevento. Piuttosto il voto.

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L’iniziativa al centro

Come già riportato dal Giornale in edicola, Mastella starebbe dando vita a una formazione di responsabili che arrivano da diverse regioni del Paese. Da Salvatore Cardinale in Sicilia a Mario Floris in Sardegna. Che vogliono però che si dia loro la dignità che meritano, riconoscendone anche il valore. Secondo Mastella anche Silvio Berlusconi dovrebbe accettare, per senso di responsabilità, di aiutare Conte e compagni, diventando anche lui un salvatore della Patria. È fantascienza pura, ha detto da Mara Carfagna. Anche perché il leader di Forza Italia non è per nulla intenzionato a dare una mano al presidente del Consiglio. I 54 azzurri a Palazzo Madama sono blindati, così come i tre vicini appunto alla Carfagna. Niente da fare anche per altri tre forzisti Dal Mas, Mallegni e De Siano. Idem per quanto riguarda quelli vicini al presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che con Paolo Romani ribadisce: “Noi da qui non ci muoviamo”.

Il governo continua a dire che per salvarsi basterebbe arrivare a 158 voti. Unendo i 92 del M5S, i 35 del Pd, i 5 di Leu, i 6 delle Autonomie e i 9 del Misto arriverebbero a 147. Ne servirebbero quindi 11. Palazzo Chigi sta lavorando ai fianchi altri ex Cinque Stelle, quali Ciampolillo, Drago, Martelli, Pacifico, De Falco, Nugnes e Giarrusso. E anche l’ex dem Tommaso Cerno. Il leghista Giancarlo Giorgetti ha però sottolineato: “Impensabile che ci si affidi a un manipolo di parlamentari sparsi. L’unica strada è un gruppo che si costituisca in Parlamento e che abbia un preciso progetto politico”.

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