Il ritiro dei ministri, la conferenza e le dimissioni: governo a un passo dalla crisi

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Siamo giunti veramente al termine della storia giallorossa? Dopo settimane di litigi a distanza e di accuse incrociate, la battaglia tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi sembra essere alle battute finali. Con un esito già scritto: questo governo cesserà di esistere nelle prossime ore. All’interno di Italia Viva lo danno ormai per scontato: questa è la fine.

Lo sa benissimo l’ex sindaco di Firenze, che ha già in mente una strategia per sfilarsi dall’esecutivo e togliere la poltrona al presidente del Consiglio. La crisi è davvero a un passo: mancano solo gli ultimi dettagli formali e poi la spina verrà staccata come semplice conseguenza naturale. Eppure in questi giorni i pontieri hanno lavorato sodo per evitare una crisi al buio. Evidentemente senza ottenere chissà quali risultati.

La strada appare tracciata. I renziani fino all’ultimo momento hanno utilizzato toni polemici sul mancato arrivo della bozza del Recovery Fund, inviata poi ai partiti in tarda serata. I fondi sulla sanità sono stati praticamente raddoppiati, emerge da una prima lettura. Ma basterà per sedare lo spirito reazionario di Iv? Il piano sulla gestione dei fondi europei è finito nel cassetto delle seconde priorità: ora è tutta una questione personale tra i duellanti. Procediamo con ordine e vediamo quali saranno tutti gli step che a stretto giro potrebbere portare al crollo definitivo dell’esecutivo giallorosso.

Il Cdm e il ritiro dei ministri

Partiamo da un presupposto chiaro: Renzi vuole un nuovo governo e soprattutto un cambio a Palazzo Chigi. “Martedì sera”, risponde a chi gli chiede quando ritirerà la sua delegazione. Questa sera alle ore 21.30 è stato convocato il Consiglio dei ministri chiamato a esaminare il piano nazionale di ripresa e resilienza. In sostanza Italia Viva potrebbe dare il via libera. Ma attenzione: l’ok non è sinonimo di allarme rientrato. Anzi, sarebbe semplicemente un “atto tecnico” prima di avviarsi verso la porta d’uscita. I renziani stanno comunque valutando il testo e a breve decideranno come esprimersi in merito: “Io non voglio bloccare niente. Capisco che qualcuno vorrebbe farmi fare la figura dell’irresponsabile, ma si sbaglia di grosso. Prima di tutto viene l’interesse del Paese, ma subito dopo faremo quello che dobbiamo fare”.

Non è tuttavia scontato che il ritiro dei ministri Bellanova e Bonetti possa avenire già in serata. Forse si preferirà aspettare domani. “Se la giocherà al momento opportuno”, assicurano gli uomini vicini a Renzi. Che ha già messo in guardia i suoi, preparandoli alla battaglia conclusiva e avvertendoli sulle tempistiche: “Questa settimana si chiude la partita”. È pertanto vicina l’apertura formale della crisi. I gruppi parlamentari sono compatti e non c’è il rischio che qualcuno possa tradire la linea. Questo è un ulteriore punto di forza che carica l’ex presidente del Consiglio: “Io non indietreggio di un passo”.

Da Italia Viva, riporta Il Messaggero, annunciano che dopo il ritiro della delegazione al governo vi sarà una conferenza stampa di Matteo Renzi per spiegare le motivazioni delle sue posizioni. Probabilmente sarà anche l’occasione per riferire che comunque Iv è pronta a dare il sostegno allo scostamento di bilancio e al decreto Ristori. “Su molte altre domande poste non abbiamo ricevuto risposte ma insulti”, si sottolinea.

Il confronto in Aula

Conte è pronto a presentarsi in Parlamento per la conta sperando nell’appoggio dei “responsabili”. Ma al Quirinale (che ha bocciato l’operazione) tira “una brutta aria”: il timore è che i veti possano immobilizzare pure un nuovo esecutivo fatto da una maggioranza di voti racimolati all’ultimo minuto. Il ragionamento che il premier fa con i suoi collaboratori, si legge sul Corriere della Sera, ha un intento ben preciso: passare da martire. Consapevole però che tutto può succedere: “Se Renzi apre la crisi io devo prenderne atto e decidere con il presidente della Repubblica cosa è meglio fare. Ma nei libri di storia deve restare traccia che questa situazione difficile non l’ho voluta io”.

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Il fondatore di Italia Viva non vuole essere etichettato come irresponsabile e quindi lascerà che Bellanova e Bonetti votino il Recovery Fund e poi staccherà la spina. Se l’avvocato si presenterà in Aula dovrà fare i conti con uno show architettato dall’ex sindaco di Firenze, che ha già pronta la bozza del discorso di sfiducia. “Può darsi che avrei dovuto smettere di fare politica, ma certo lei doveva iniziare a farla dopo essere diventato premier. E invece lei e la politica siete due campi che non si incontreranno mai”, gli direbbe dai banchi del Senato. Per poi aggiungere: “Tra scegliere di far fallire il suo progetto o l’Italia, scelgo la prima”.

Gli scenari

E dopo cosa accadrà? È proprio questa la strada più delicata. Si continua a parlare di rimpasto come soluzione per mettere tutti d’accordo e per proseguire con l’esperienza giallorossa. I nomi che circolano sono ormai noti: Maria Elena Boschi (su cui i grillini hanno messo il veto) potrebbe finire al Ministero del Lavoro; Ettore Rosato potrebbe approdare al Ministero dell’Interno; Graziano Delrio potrebbe finire ai Trasporti e Giancarlo Cancelleri alle Infrastrutture. E pensare che a Renzi hanno avanzato un posto agli Esteri. Offerta prontamente scartata e rispedita al mittente, come spiega il Corriere della Sera: “Non mi interessano le poltrone, anche se non lo hanno capito. Di me, per la verità, non hanno compreso niente, pensano che poi mi tirerò indietro, però non è così”.

Da non sottovalutare l’ipotesi del Conte-ter. Il leader di Italia Viva potrebbe anche accettarlo perché costringerebbe Conte a recarsi al Colle e a dimettersi. Il suo obiettivo è che si apra una crisi formale. Non sono serviti gli inviti alla prudenza rivolti dai pontieri come il dem Dario Franceschini. La posizione di Renzi sembra irremovibile: “Per me non esiste nessuna crisi pilotata, nessun Conte ter, io posso anche votare il Recovery, ma poi apro una crisi vera”. Non a caso uno dei parlamentari a lui più vicini assicura: “Fino all’ultimo minuto utile Matteo farà di tutto per cambiare il premier, perché Conte non è all’altezza della fase drammatica e difficile che stiamo vivendo”. Elezioni anticipate? Non se ne parla. Pare che anche il Pd abbia escluso lo scenario di un ritorno anticipato alle urne. Con la crisi al buio salterebbe il prossimo scostamento di bilancio da 24 miliardi (utile soprattutto per vaccini e ristori) e il Parlamento sarebbe costretto a sospendere i lavori facendo così saltare i tempi per l’approvazione entro un mese – come chiesto dall’Europa – del piano italiano sul Recovery Fund.

Da segnalare la reazione di Vito Crimi, reggente del Movimento 5 Stelle, sull’ipotesi del Conte-ter con Italia Viva: “Non si può abbattere la casa e poi fare un sorriso e dire che va tutto bene”. Le parole del pentastellato, rilasciate nel corso di un colloquio con l’Ansa, non lasciano spazio a libere interpretazioni: “Se Renzi si rende colpevole del ritiro dei suoi ministri, con lui e Italia Viva non potrà esserci un altro governo. Esiste un limite a tutto. Se ora, nelle condizioni in cui siamo, qualcuno si chiama fuori e saluta la compagnia, per noi è fuori e resta fuori definitivamente”.

I timori del Quirinale

In tutto ciò si registra una forte preoccupazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Viene descritto come “allibito”. Giudica “molto male” il piano di Conte che – proprio come il suo avversario – sta giocando a carte coperte. La priorità del Quirinale è quella di salvaguardare il Recovery Fund, mettendo in sicurezza i fondi che arriveranno dall’Europa. Infatti è dovuto scendere in campo in prima persona, con un’operazione di “moral suasion” per ammorbidire le posizioni e i toni del dialogo tra i due protagonisti della crisi. Chiedendo loro di fermarsi e di non fornire al Paese e all’estero un’immagine di fragilità e spaccatura.

Qualche spiraglio si era intravisto. Le trattative si stavano riaprendo. Ma improvvisamente i mediatori hanno dovuto comunicare Conte il nuovo cambio di linea di Renzi: “Niente da fare Giuseppe, Matteo respinge ogni mediazione, convinto di poter trattare dopo la rottura. Vuole la tua testa e quindi una crisi al buio. Ha persino chiesto per Italia Viva il posto di Gualtieri al Mef…”.

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