Vaccino, ecco le siringhe sbagliate che il governo spedisce alle regioni

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In Lombardia la campagna per vaccinare a tappeto medici e ospiti delle case di riposo partirà oggi. Tra i primi imprevisti dell’organizzazione predisposta dal governo, però, c’è stato l’invio di migliaia di siringhe non adatte alla preparazione delle dosi dell’ormai celebre siero della Pfizer. Insieme alle fiale di vaccino, infatti, il commissario straordinario ha spedito a Milano anche le siringhe: peccato però che circa il 40% degli strumenti per iniettare l’antidoto – più o meno 8mila su 20mila dispositivi – non sia adatto. Ogni fiala della Pfizer contiene infatti 5 dosi di vaccino anti-Covid; quando viene scongelata dal frigo a -70 gradi di temperatura, la soluzione deve essere diluita. Una volta «ricostituito», ogni flaconcino contiene 5 dosi da 0,3 millilitri. Per praticità, dunque, si dovrebbe utilizzare una comunissima siringa da 1 millilitro, dove sono indicate le tacchette e si può agilmente arrivare al livello di 0,3. Inutile lo stock di siringhe da 5 millilitri, come quella dall’ago azzurro che trovate in alto nella foto a destra scattata in Lombardia. In questo caso, lo strumento non permette di prelevare con precisione il volume di 0,3 ml della singola dose. Per questo motivo, da oggi molti ospedali lombardi useranno le loro siringhe – più precise – invece del 40% di attrezzi inadatti inviati dal commissario straordinario.

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Lo stesso disguido è accaduto in Liguria: come confermato dal presidente Giovanni Toti, si stanno utilizzando le siringhe già presenti negli ospedali perché sono arrivate solo quelle da 3 e 5 ml. La Lombardia, che ha ricevuto le prime dosi da Roma il 30 dicembre come anticipo della quota prevista il 4 gennaio, aveva predisposto la partenza nella giornata di oggi, dopo il fine settimana nel quale molti medici si trovavano in ferie. In media, saranno effettuati a regime di 10-15mila dosi al giorno negli ospedali (oggi si dovrebbe iniziare con 6mila). I reparti saranno vaccinati a scaglioni per evitare di interrompere le attività di cura (sono ancora migliaia i pazienti Covid ricoverati). A questa cifra, si aggiungeranno 15mila somministrazioni a settimana delle rsa. Nonostante un piano predisposto da settimane, la Lombardia è finita nel mirino della sinistra, che imputa al Pirellone la partenza fissata per oggi e non il primo gennaio. A Palazzo Lombardia si conta di superare i livelli delle regioni che sono partite prima nel giro di qualche giorno, e non si dà peso alla «preoccupazione» fatta trapelare ieri dal governo durante il vertice con i membri del Comitato scientifico nazionale. A regime, la Lombardia dovrebbe attestarsi a oltre 100mila iniezioni a settimana, chiudendo nelle tre settimane previste la prima tornata di vaccinazioni riservate a medici, volontari delle ambulanze e case di riposo.

Sul fronte dei ricoveri per Covid, intanto, sono in leggero calo i ricoverati per Covid. Nelle terapie intensive, i posti letto occupati sono 489, ovvero 2 in meno a sabato. Negli altri reparti si sommano invece 3.267 pazienti in cura, in discesa di 26 unità. Nelle ultime 24 ore sono stati 39 i decessi, con 728 guariti. L’altro grosso punto interrogativo riguarda il personale necessario a effettuare le vaccinazioni da Covid-19. Per la prima fase, le regioni impiegano il loro personale medico, ma nelle prossime settimane – quando si dovrà iniziare la campagna per fasce di età – sarà necessario personale medico aggiuntivo. Che il governo ha promesso ma che al momento non è stato ancora predisposto. Ieri sul personale si è detto preoccupato anche Gianluigi Spata, presidente della Fromceo (Federazione lombarda degli ordini dei medici e degli odontoiatri): «Temo che al di là delle ferie manchi il personale. Bisogna reclutare medici e infermieri per poter partire in maniera decisa, senza ritardi, se si vuole tenere il ritmo delle altre Regioni e soprattutto se si vuole tenere un ritmo utile per vaccinare la popolazione entro la fine dell’anno». 

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