Giuseppe Conte e Matteo Renzi, il retroscena: “Il giorno in cui hanno iniziato a odiarsi”. Il sospetto sui servizi segreti

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Perché Matteo Renzi ha dichiarato guerra a Giuseppe Conte? C’è chi parla di poltrone (da qui, la costante ombra del rimpasto che indebolirebbe il premier), chi di narcisismo (la volontà di dimostrare di essere il più furbo di tutti, nonostante numeri residuali in Parlamento ma soprattutto fuori). Secondo Emiliano Fittipaldi, retroscenista di Domani, però, ci sarebbe dell’altro. Per la precisione, l’acrimonia del leader di Italia Viva per l’avvocato nascerebbe in “una data precisa, e riguarda un tema specifico: la gestione dei servizi segreti e le modalità con cui il premier e i suoi sodali hanno coordinato alcuni dossier sensibili”. Tutto comincia il 30 settembre 2019: “Il senatore di Rignano – ricorda Fittipaldi – legge la rassegna stampa: il New York Times dà conto, per la prima volta, di incontri segreti tra il ministro della Giustizia americano William Barr e i vertici dei nostri servizi segreti”.

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Siamo a cavallo del famoso “Giuseppi” di Donald Trump e della fiducia in Parlamento al Conte bis, di cui peraltro Renzi fu artefice. Ma il viaggio segreto di Barr a Roma mette in allarme l’ex premier, perché si parla di Russiagate e delicatissimi interessi politici e strategici, con l’ombra di Putin da una parte e il rischio, poi scongiurato, di una riconferma alla Casa Bianca proprio di Trump (poi sconfitto dal democratico Joe Biden, col quale Renzi è stato tra i primi a congratularsi). In quei giorni, il teste chiave del caso Russiagate-Mifud Papadaopoulos tira in ballo proprio Renzi, premier nel 2016, l’anno della presunta grande macchinazione contro Hillary Clinton. Un bell’imbarazzo diplomatico, a cui Conte non avrebbe mai replicato adeguatamente. Anzi. il sospetto di Renzi è che Conte sia stato braccio armato di Trump in Italia, sospettando che il premier con l’appoggio del presidente americano abbia utilizzato in modo “personalistico” i servizi segreti italiani insieme al suo fidatissimo direttore del Dis Gennaro Vecchione. 

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