L’ultimo sgambetto di Trump alla Cina

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Nella giornata del 28 dicembre sono stati firmati da Donald Trump due degli atti più significativi dell’ultimo bimestre: il Taiwan Assurance Act e il Tibetan Policy and Support Act. L’eredità dei due documenti – che sono stati inseriti all’interno del pacchetto da 2.3 triliardi di dollari di stimoli fiscali per il prossimo anno fiscale, il Consolidated Appropriations Act, 2021 – ricadrà sull’amministrazione Biden e avrà delle ripercussioni profonde a livello di relazioni bilaterali fra Washington e Pechino.

I due atti, che sono l’esito di un lungo periodo di gestazione, spianano la strada ad una maggiore esposizione degli Stati Uniti in un territorio sotto effettiva sovranità cinese, il Tibet, e in un teatro che, pur essendo de facto indipendente, è reclamato come proprio dalla Cina, ossia Taiwan.

Il Taiwan Assurance Act

Il Taiwan Assurance Act of 2020 nasce con l’ambizione di allontanare a tempo indefinito lo spettro di una riunificazione tra la Cina continentale e Taiwan ed è lo sbocco naturale del Taiwan Assurance Act of 2019. La futura amministrazione, in accordo con il documento, dovrà rafforzare i rapporti bilaterali con Taipei ed incoraggiarne il governo ad aumentare le spese militari – punto, quest’ultimo, che sottintende “la conduzione di trasferimenti regolari di articoli di difesa [da parte degli Stati Uniti] per migliorare le capacità di autodifesa di Taiwan”.

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L’atto legislativo prevede che gli Stati Uniti supportino attivamente e maggiormente la partecipazione piena di Taiwan nella vita della comunità internazionale, in particolare all’interno della rete delle Nazioni Unite, e stanzia tre milioni di dollari per la prosecuzione dei lavori dello US-Taiwan Global Cooperation and Training Framework.

Il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Zhao Lijan, ha criticato duramente il contenuto del testo, bollandolo come l’ennesimo tentativo da parte statunitense “di interferire negli affari interni della Cina utilizzando la questione taiwanese”.

Il Tibetan Policy and Support Act

L’introduzione dell’atto all’interno del Consolidated Appropriations Act, 2021 è stata confermata il 21 dicembre, venendo poi ufficializzata sette giorni dopo mediante firma presidenziale. Il documento ha affrontato un periodo di gestazione molto lungo: le discussioni in sede di Congresso riguardante il dossier tibetano, caduto nel dimenticatoio nel dopo-Bush Jr, erano iniziate il 13 settembre dell’anno scorso e sono proseguite durante l’intero 2020

Il documento stabilisce le futuri direttrici dell’agenda degli Stati Uniti nel Tibet, stabilendo, tra le altre cose, che la Cina permetta l’apertura di un consolato a Lhasa come precondizione per l’inaugurazione di nuovi consolati cinesi sul territorio statunitense, e paventando l’introduzione di sanzioni nei confronti di personalità cinesi nel caso di “interferenze […] nel processo di riconoscimento del successore o della reincarnazione del 14esimo Dalai Lama e dei futuri Dalai Lama”.

L’atto, inoltre, riattiva una serie di programmi e disposizioni inerenti il Tibet, riaggiorna ed espande le funzioni e le competenze del Coordinatore speciale degli Stati Uniti per le questioni tibetane (US Special Coordinator for Tibetan Issues), e autorizza il governo ad assistere tutte quelle organizzazioni non governative impegnate a supportare la causa tibetana, anche all’interno della stessa regione.

In termini monetari, il pacchetto è così composto: otto milioni di dollari destinati alla regione autonoma del Tibet, sei milioni alla comunità tibetana residente in India, tre milioni per il funzionamento della “governance tibetana”, un milione e 500mila dollari in borse di studio e scambi studenteschi, e un milione al Coordinatore speciale degli Stati Uniti per le questioni tibetane.

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