Piano segreto, ora c’è la data ‘X’. Il governo finisce in tribunale

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C’è una data. Il 22 dicembre il governo, nelle vesti del ministero della Salute, si presenterà di fronte ai giudici del Tribunale amministrativo del Lazio. Alla sezione terza quater si giocherà una battaglia decisiva nella lunga diatriba sul “piano segreto” anti-Covid, il documento redatto, discusso, diventato oggetto di polemica politica, smentito e derubricato, ma mai reso ufficialmente pubblico.

Il Tar dovrà decidere se condannare il ministero a rendere noto il dossier, come richiesto dai deputati di Fratelli d’Italia. E quindi chiudere (forse) uno dei più misteriosi capitoli della lotta al coronavirus.

La vicenda è ormai nota. Tutto ruota attorno al documento citato da Andrea Urbani in una famosa intervista dello scorso aprile. Il membro del Cts e direttore al ministero della Salute disse che nelle prime fasi dell’emergenza si erano attenuti ad un “piano secretato” ben preciso, ma con previsioni sui contagi così drammatiche che si preferì tenerlo nascosto. La notizia sconvolse le Regioni, lasciate all’oscuro di tutto. “Un piano di emergenza sanitaria sicuramente non lo abbiamo ricevuto”, rivela nel Libro nero del coronavirus (leggi qui) Vittorio Demicheli, membro della task force lombarda. Roberto Speranza venne convocato dal Copasir e si affrettò a derubricare il tutto a banale “studio di previsione”. In realtà, checché ne dica il pm di Bergamo, all’interno non ci sono solo “ipotesi” ma anche indicazioni su come reagire ad un eventuale contagio: la scorta di mascherine, l’aumento delle terapie intensive, l’incremento dei posti letto negli ospedali. Non è un caso se verrà chiamato “piano operativo”.

Il resto della storia è un ammasso di affermazioni e smentite, stranezze e non detti. Quando i cronisti chiedono al ministero e alla Protezione civile copia di quell’atto ricevono solo lo studio realizzato da Stefano Merler, ricercatore della Fondazione Kessler, tra i primi a ipotizzare lo tsunami Covid quando ancora il premier Conte professava il credo del “siamo prontissimi”. Per un po’ i due documenti si confondono, ma sono diversi. Il 12 febbraio, infatti, Merler aveva presentato il suo lavoro al Cts, che subito aveva dato vita ad un gruppo di lavoro per “produrre, entro una settimana, una prima ipotesi di Piano operativo di preparazione e risposta a diversi scenari di possibile sviluppo di una epidemia da 2019-nCov”. Nascono alcune bozze, gli esperti si incontrano, il ministro Speranza lo visiona già il 20 febbraio, poi viene analizzato in diverse riunioni del Cts finché il 2 marzo non viene approvato nella sua versione finale (per poi essere aggiornato nei giorni successivi). Il governo assicura di non averlo secretato e che la discrezione venne richiesta dal Cts, ma fonti del Giornale.it assicurano che invece il livello di riservatezza fosse addirittura “rinforzato”. Meglio non farlo vedere a nessuno.

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Le domande irrisolte dunque sono infinite. Da tempo c’è chi prova a ottenere della risposte. Ad aprile il deputato FdI Galeazzo Bignami fa un accesso agli atti per ottenere tutte le circolari e gli atti citati da Urbani nella famosa intervista. Il ministero però tace. A quel punto l’onorevole torna alla carica insieme al collega Marcello Gemmato. Risultato: nessuna risposta. I parlamentari decidono allora di ricorrere al Tar perché “se hanno qualcosa da nascondere dovranno dirlo. Se non hanno nulla da nascondere, dovranno darci il documento”. I ricorrenti contestano al ministero “l’illegittimità del silenzio serbato” e chiedono ai giudici, come detto, di condannare il governo a pubblicare il “piano segreto”. L’avvocatura dello Stato, che difende il ministero di Speranza, si è subito costituita formalmente in giudizio “per resistere al ricorso”. La battaglia legale aspettava solo il fischio d’inizio del Tar, che finalmente è arrivato: la partita si giocherà il 22 dicembre.

“Abbiamo chiesto al ministero della Sanità di produrre questi documenti. Ma il governo, che in pubblico dice di voler collaborare con il centrodestra, si costituisce in giudizio contro di noi pur di non darceli – dice al Giornale.it Bignami – È da agosto che li chiediamo e sino ad oggi non hanno fornito nulla, né risposto a tutte le interrogazioni che abbiamo presentato”. L’obiettivo è quello di ottenere risposte, anche perché da ottobre ad oggi sono capitate molte cose: le polemiche sul dossier dell’Oms ritirato, le manovre dei pm di Bergamo, gli esposti presentati a diverse procure, l’avocazione dell’inchiesta sugli errori del governo ad opera dei magistrati di Brescia. “Non provassero a darci lo studio di Merler – ribadisce Bignami – altrimenti partiranno le denunce. Gli italiani devono poter sapere cosa c’era in quel piano citato da Urbani. La Regolamentazione Sanitaria Internazionale prescrive, tramite le linee della comunicazione del rischio, la massima trasparenza e comunicazione. Se il governo non ha nulla da nascondere perché non ci fornisce questi documenti? Qualcuno forse davvero lavora col favore delle tenebre”.

il giornale.it

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