Pescatori detenuti in Libia, il vescovo di Mazara: “Ora basta, inviare i corpi speciali”

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“Ora diciamo basta: è ora che chi di dovere intervenga, anche con corpi speciali, affinché i pescatori possano fare rientro nelle loro famiglie”. E’ quanto dichiarato all’Adnkronos dal vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, che oltre tre mesi dopo il sequestro dei 18 marittimi siciliani tuttora detenuti in Libia nella prigione-caserma di El Kuefia, a circa 15 km da Bengasi, sprona così il governo italiano. Monsignor Mogavero lo fa senza troppi giri di parole, andando dritto al punto: appurato il fallimento diplomatico, adesso c’è un’altra soluzione contemplabile, quella dell’intervento dei nostri militari addestrati per situazioni al limite come questa. Anche perché “quella che è stata compiuta (dalle milizie libiche al soldo del generale Khalifa Haftar, ndr) è un’ingiustizia, perché non ci sono ragioni che giustificano questo durissimo e gravissimo atto di ostilità“. E “quello che fino ad ora è stato consentito ai familiari “è davvero troppo poco”.

Libia, il vescovo di Mazara: “Superata la misura”

Parole forti ma al contempo sacrosante e del tutto veritiere quelle del vescovo mazarese, perché l’esecutivo giallofucsia non sembra proprio essersi sperticato per riportare a casa i pescatori italiani e dopo quasi 100 giorni le famiglie dei marittimi imprigionati in Libia si sentono abbandonate dallo Stato. Colpisce, è indubbio, che la richiesta di inviare i corpi speciali nella nostra ex colonia arrivi da un uomo della Chiesa, ma questo la dice lunga sul lassismo del governo italiano. A partire chiaramente da Luigi Di Maio, perché il ministro dell’Esteri in quanto tale dovrebbe dedicarsi anima e corpo per ottenere il rilascio di connazionali detenuti in una porzione di terra libica che oltretutto neppure è riconosciuta come nazione dalla comunità internazionale.

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Di mezzo, come sottolineato dal vescovo di Mazara del Vallo, c’è poi la vexata quaestio delle acque internazionali: “Chi ha la responsabilità deve impegnarsi affinché questi episodi non si ripetano più; in altri tempi abbiamo tollerato episodi simili che si sono conclusi in tempi molto più ravvicinati. Adesso diciamo che è stata superata ogni misura”, dice monsignor Mogavero. E’ altrettanto evidente che mentre in omnia media si spendono continuamente parole sul caso di Patrick Zaki, studente egiziano detenuto in Egitto dallo scorso 7 febbraio, è calata una cortina di silenzio sulla prigionia dei pescatori italiani. Cosa che di certo non contribuisce a una risoluzione positiva della vicenda.

L’appello delle famiglie dei pescatori italiani

“Il nostro vescovo ha usato dei toni forti perché ormai siamo in una situazione surreale”, ha dichiarato Cristina Amabilino, una delle mogli dei marittimi sequestrati. “Noi – spiega Cristina- abbiamo solo il potere di manifestare e protestare tutti i giorni, noi non lasciamo la mano dei nostri pescatori”. Possibile però che l’intelligence italiana sia ferma al palo? No, stando almeno a quanto raccontato dai familiari dei pescatori detenuti, gli 007 hanno incontrato nei giorni scorsi le milizie di Haftar. “Una trattativa – dice ancora la moglie di uno dei marittimi siciliani – non si può concludere sulla pelle di 18 esseri umani, non è possibile, che il governo si sbrighi, se li riconsegnano domani, per noi sarà immediatamente Natale“. L’auspicio è dunque che entro il 25 dicembre arrivi l’unico regalo che per le famiglie dei pescatori detenuti conta davvero: il ritorno a casa dei loro familiari.

Eugenio Palazzini

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