Obama sputtana Merkel e Sarkozy: “Nel 2010 non salvarono la Grecia ma le loro banche”

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Nel maggio 2010 la Troika commissionò di fatto la Grecia, imponendo durissime riforme di austerità che dureranno ben otto anni, al termine dei quali erano rimaste solo povertà, disoccupazione e macerie sociali. Il dramma del popolo ellenico fu definito in tutta serietà da Mario Monti come «il più grande successo dell’euro». Peccato solo che la «cura» della Troika non abbia affatto implicato un salvataggio della Grecia, bensì il salvataggio delle banche tedesche e francesi che avevano tentato di speculare in terra ellenica. Questo ormai lo sanno tutti, ma adesso arriva anche la conferma di un protagonista pesante di quegli anni: è lo stesso Barack Obama a scrivere chiaro e tondo che la Merkel e Sarkozy mandarono la Troika in Grecia solo per salvare le loro incaute banche.

Le rivelazioni di Obama sulla Grecia

Lo sputtanamento della Merkel e di Sarkozy sulla crisi della Grecia è avvenuto in A Promised Land, il nuovo libro di Obama pubblicato da poco e prontamente tradotto in italiano da Garzanti. Naturalmente la stampa di casa nostra, anticipando i contenuti dell’opera, si è limitata a tessere sperticate lodi dell’ex presidente Usa, senza però mettere in rilievo questo passaggio fondamentale: «Dalle loro politiche [di Merkel e Sarkozy] era evidente quanto fossero cauti ad accettare un piano di salvataggio [della Grecia]», scrive Obama. «Notai che menzionavano raramente il fatto che le banche tedesche e francesi fossero fra i maggiori prestatori della Grecia o che buona parte del debito di quest’ultima fosse stato accumulato acquistando merci d’esportazione tedesche e francesi (dati che avrebbero chiarito ai loro elettori perché salvare i greci dal default avrebbe significato salvare anche le loro stesse banche e fabbriche)».

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Perché tanta cautela da parte di Merkel e Sarkozy sul presunto salvataggio della Grecia? Obama la spiega così: «Forse temevano che una simile ammissione avrebbe distolto l’attenzione dagli errori dei governi che si erano succeduti in Grecia dirottandola invece sulle carenze dei funzionari tedeschi e francesi che avrebbero dovuto sorvegliare le pratiche di prestito delle banche. O forse si preoccupavano che, se i loro elettori avessero colto le implicite conseguenze dell’integrazione europea – il fatto che i loro destini economici fossero ormai legati, nel bene e nel male, a quelli di altri popoli che “non erano come loro” –, la cosa avrebbe potuto non essere accolta con favore».

L’europeismo reale

Da queste rivelazioni emergono due cose. In primo luogo, la «solidarietà europea» di cui tanto hanno cianciato la Merkel e Sarkozy non esiste. Anzi, Obama illustra come la traballante Unione europea non sia stata in grado di gestire alcuno choc esterno, lasciando tutto in mano agli Stati nazionali egemoni (Francia e Germania), i quali hanno agito solo per tutelare i loro interessi particolari: «Le identità nazionali – le differenze di lingua, cultura, storia e sviluppo economico – non erano affatto facili da superare», scrive l’ex presidente Usa. «Quando dunque la crisi economica si era inasprita, tutte le diversità che in tempi migliori erano rimaste sotto la superficie avevano cominciato a emergere». In secondo luogo, viene confermato il modo subdolo in cui la Merkel e Sarkozy socializzarono le perdite delle loro banche che in Grecia si erano date alla lotteria delle speculazioni. Ecco, signori, questo e non altro è l’«europeismo reale». E fa anche abbastanza schifo.

Valerio Benedetti

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