Nuovi guai per il figlio di Beppe Grillo: spunta un’altra ragazza abusata e violentata dal 19enne

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A oltre un anno di distanza dalla denuncia fatta da una 20enne appena rientrata dalle vacanze in Sardegna, la vicenda giudiziaria che coinvolge Ciro Grillo è a una svolta: sono terminate le investigazioni del procuratore di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, e della pm Laura Bassani per il presunto stupro e altri abusi commessi dal figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, da Francesco Corsiglia, da Edoardo Capitta e da Vittorio Lauria ai danni di due coetanee (S. J. e R. M.). Ed è pronta la richiesta per il rinvio a giudizio. La vittima dei ragazzi non è stata considerata solo S. J., ventenne italo-norvegese, ma anche l’amica R. M..

Gli inquirenti hanno trovato nei cellulari dei quattro ragazzi genovesi le prove di quella folle notte? Nelle pagine delle contestazioni vengono descritti gli atti di violenza sessuale in danni di S. J. presso l’abitazione di Cala di Volpe di Arzachena. “Mediante violenza, costringevano e comunque inducevano S. J., abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica dovuta all’assunzione di alcol, a subire e compiere atti di natura sessuale“, si legge. Corsiglia, dopo aver chiesto alla studentessa milanese di accompagnarlo in una stanza da letto, l’avrebbe afferrata per le braccia, “scaraventata sul letto” e baciata in bocca. Un orrendo step iniziale di un iter che poi è continuato tramite una “condotta violenta nel tentativo d’avere un rapporto sessuale, mettendosi nuovamente sopra di lei e allargandole le gambe, ma S. J. riusciva a divincolarsi e a uscire dalla stanza“.

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I dettagli choc

Il tutto poi sarebbe proseguito infilandosi nel letto di un’altra stanza priva di porta, in cui J. si era coricata. “La afferrava per i capelli spingendola sotto la coperta e tirandola su di sé, la costringeva a subire un rapporto orale; poi la girava mettendola in posizione supina e sdraiata, e, dopo averle abbassato anche l’intimo, la costringeva a un rapporto vaginale“, viene scritto. Nel frattempo, secondo gli inquirenti, gli altri indagati entravano e uscivano dalla stanza “ridendo tra loro e ostruendo il passaggio alla J.” che avrebbe provato ad allontanarsi ma poi sarebbe stata nuovamente raggiunta da Corsiglia, afferrata e spinta nel box doccia del bagno, costretta “a subire un ulteriore rapporto vaginale“. Mentre i compagni rimasti fuori “commentavano tra loro“.

Verso le 9 del mattino, riporta La Verità, Grillo, Capitta e Lauria avrebbero preso spunto dai video rough sex, ovvero sesso violento, e avrebbero forzato la ragazza a bere della vodka “afferrandola per i capelli e tirandole indietro la testa“. L’avrebbero inoltre indotta a compiere e subire ripetuti atti sessuali “e segnatamente la masturbazione dei propri organi digitali e ripetuti rapporti orali e vaginali, contestualmente e con ciascuno di loro“. Gli indagati avrebbero dunque approfittato “delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della J.“, che era reduce da una notte intera insonne trascorsa in discoteca, dalle violenze subite e dall’ingente quantità di vodka ingerita.

“Genitali sul capo”

Questo però non sarebbe bastato agli amici genovesi. Grillo, Capitta e Lauria avrebbero partecipato anche ad atti di violenza perpetrati ai danni di R.M., l’amica di J. Protagonista della vergognosa vicenda sarebbe stato proprio il figlio del comico grillino: “Alla presenza di Capitta che scattava fotografie per immortalarlo e di Lauria, appoggiava i propri genitali sul capo di R. M., la quale, in stato di incoscienza perché addormentata, era costretta a subire tale atto sessuale“. Ora i difensori – tra cui Enrico Grillo, nipote di Beppe – avranno a disposizione circa venti giorni per depositare le memorie e per far ascoltare i loro assistiti.

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