Crisanti e il vaccino a gennaio: “Io il primo non lo farei…”

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Il vaccino è la speranza per uscire dalla morsa della pandemia e le aziende farmaceutiche sembrano essere già a buon punto della preparazione, mentre in Cina pare che sia già in corso la somministrazione.

Al netto delle prime e ottimistiche comunicazioni propagandistiche di Giuseppe Conte, che annunciava le prime dosi già a dicembre, ora le previsioni indicano gennaio come dat più vicina, presunta e plausibile, per un primo giro di somministrazione. Agli entusiasmi per questa che sembra essere la tanto attesa luce in fondo al tunnel si contrappone l’opinione di Andrea Crisanti, che andando controcorrente si mostra scettico sul vaccino, quanto meno sui tempi della sua preparazione.

“Normalmente ci vogliono dai 5 agli 8 anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, io non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Perché vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”, ha affermato Andrea Crisanti ospite del festival della divulgazione del periodico Focus, che si sta svolgendo al Museo Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.Tutte le difficoltà del vaccino tra distribuzione e temperatura

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Durante il suo intervento, Andrea Crisanti ha sottolineato di essere totalmente a favore dei vaccini, “ma questi di cui si parla sono stati sviluppati saltando la normale sequenza Fase 1, Fase 2 e Fase 3. Questo è successo perché hanno avuto fondi statali e quindi si sono potuti permettere di fare insieme le tre fasi perché i rischi erano a carico di chi aveva dato i quattrini”. Un procedimento forzato, che clinicamente potrebbe non dare le adeguate garanzie di un vaccino prodotto secondo gli standard scientifici tradizionali: “Facendo le tre fasi in parallelo, uno si porta appresso tutti i problemi delle varie fasi. Quindi è vero che si arriva prima, ma poi c’è tutto un processo di revisione che non è facile da fare. In questo momento non abbiamo una vera arma a disposizione. Dobbiamo creare un sistema di sorveglianza nazionale che superi le differenze regionali, per equiparare le differenze tra le varie regioni”.

La ricetta di Andrea Crisanti per risolvere il problema Covid del Paese si basa su un sistema di potenziamento del tracciamento a livello locale: “Se io fossi presidente del consiglio? Creerei una rete di laboratori in Italia capaci di fare centinaia di migliaia di test. Creerei una struttura informatica di big data integrata con l’app Immuni. Cambierei la governance di Immuni e cercherei di farla più trasparente in modo che le persone siano più coinvolte. Creerei una rete capillare per portare i tamponi là dove effettivamente servono e cambierei rapporti tra Regioni e Governo per quanto riguarda la governance della sanità pubblica”.

il giornale.it

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