La palestra che sfida Conte: “Lavorare è un diritto, restiamo aperti”

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“Lavorare è un diritto e dobbiamo rivendicarlo”. Mery Pellanda è un’imprenditrice di Codigoro, nel Ferrarese.

A 46 anni, nell’agosto del 2019, si è lanciata nell’avventura di “Area 51”. Una palestra per fitness e bodybuilding nella zona di Pontemaodino. Non immaginava cosa si sarebbe scatenato di lì a poco. La pandemia, il lockdown, poi la ripresa e ora il nuovo Dpcm che pesa come un macigno sulla sua attività, che ha da poco compiuto un anno.

Anche per questo Mery non ci sta. “Le palestre sono luoghi sicuri, io sono in regola con tutti i protocolli sanitari, per quello ho deciso che la mia resterà aperta”, ci dice al telefono. “Stamattina sono venuti i carabinieri, hanno circondato il capannone e non hanno potuto contestare nessuna irregolarità”, va avanti. “Gli associati – ci racconta – si allenano all’esterno, all’aria aperta”. È qui che Mery ha posizionato macchinari e attrezzatura. “Il decreto lo permette – incalza – per quello noi resteremo aperti, per il bene dello sport e anche perché abbiamo già troppi debiti”.

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È determinata ad andare avanti così fino a metà novembre. “Io non sono una violenta, non scendo in piazza a spaccare vetrine, la mia protesta la faccio dal mio posto di lavoro, però vi posso assicurare che non mi fermerò finché Conte non tornerà sui suoi passi o qualcuno verrà qui a mettermi le manette”, attacca. Si sente tradita dal governo. “Ci hanno dato una settimana per metterci in regola e poi ci hanno detto di chiudere, ma ci prendono in giro?”, sbotta. “Noi siamo sotto di 60mila euro tra adeguamento ai protocolli di sicurezza e i mesi senza guadagni, però le tasse dobbiamo continuare a pagarle – si sfoga – e anche i prestiti in banca”.

Alle “promesse” del premier Conte non ci crede più. “Ma quali ristori? Io per lo Stato valgo zero, sono stata anche esclusa dal bonus per i contratti di locazione e non so neanche perché visto che il governo non comunica le motivazioni”, commenta. “In questi mesi – racconta al Giornale.it – ho cercato di farcela da sola, ma una palestra aperta da un anno e poco più ha un sacco di debiti, non posso permettermi il lusso di chiudere i battenti e aspettare che il mese prossimo qualcuno scenda dal cielo a pagarli”.

“Spero che i miei colleghi facciano qualcosa”, dice con riferimento alle manifestazioni degli operatori del settore che sarebbero in programma domani in molte piazze d’Italia. “C’è troppa paura dello Stato, delle multe, delle sanzioni di quello che succederà domani – conclude – ma il domani, se continuiamo a stare zitti, per molti di noi non ci sarà”.

Se anche voi siete tra le “vittime” della decisione del governo, raccontateci la vostra storia con una mail a segnala@ilgiornale.it e indicate nell’oggetto “Lavorare è un diritto, riaprite le palestre”.

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