State a casa. Torna l’invito a rinchiudersi: “Ma stavolta sarà devastante”

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Da qualche giorno è ripartito il messaggio: restate a casa. E sarà dura. «Per gli italiani non sarà affatto semplice». Vera Slepoj osserva con molta preoccupazione lo stato di salute degli italiani.

«Psicologicamente questa volta sarà più difficile di prima». Siamo come fiaccati nello spirito e il ritorno di un nuovo lockdown scoraggia. «Troppi i messaggi confusi che arrivano, troppe voci che parlano, e lo dico riferendomi a tutti i livelli, dai politici ai virologi. E non va bene. A Marzo era diverso, seppure con sfumature che non mi sono sempre piaciute, c’era una voce sola, un messaggio univoco, ed è importantissimo se vogliamo che sia efficace. Come per i bambini, se vogliamo farci obbedire dobbiamo dargli un linguaggio coerente altrimenti alimentiamo solo confusione. Oggi tutta quella incoerenza ha fatto perdere credibilità: ecco perchè avremo più difficoltà». Riecheggiano gli inviti di chiuderci in casa, di stare al sicuro. Riemergono dai cassetti della memoria concetti come distanziamento sociale, tutela, che credevamo aver messo via e invece ritornano attuali. Lo ha detto dai microfoni delle televisioni il ministro della Salute Roberto Speranza, «La situazione è molto seria. Evitate spostamenti inutili, state a casa il più possibile. Lavoriamo giorno e notte per evitare il lockdown ma chiedo a tutti di restare a casa». Lo ha ribadito il sindaco di Milano Beppe Sala dai microfoni della radio con un avvertimento speciale ai più anziani. «Noi dobbiamo proteggere gli over 65. Mi rivolgo a loro, in questo momento state a casa. Purtroppo devo dirvi per il momento di rinunciare agli affetti, mi dispiace ma siete quelli più a rischio». Tutela e paura. Angoscia e confusione. E a ribadirlo anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte «Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare come io resto a casa. Non c’è tempo, il contagio cresce. Adotteremo norme ancora più forti e stringente. Le abitudini vanno cambiate ore per il bene dell’Italia: state a casa. Non ci sarà più una zona rossa ha spiegato Conte , ci sarà l’Italia zona protetta. Saranno da evitare su tutto il territorio della penisola gli spostamenti a meno di comprovate ragioni di lavoro, casi di necessità e motivi di salute. Aggiungiamo un divieto degli assembramenti all’aperto e in locali all’aperto. Comprendiamo il bisogno di socialità, abbiamo visto tutti le immagini della movida ma non ci possiamo più permettere questi episodi di socialità che sono anche di contagio».

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Una preghiera che echeggia anche al di fuori dei nostri confini, «Ora dobbiamo fare il possibile per assicurarci che il virus non si diffonda in modo incontrollabile. Ogni giorno conta», ha dichiarato la Cancelliera tedesca Angela Merkel, nel suo consueto intervento settimanale denunciando che la Germania si trova ora «in una fase molto grave». «Vi chiedo di evitare qualsiasi spostamento che non sia davvero necessario, qualsiasi festa che non sia davvero necessaria. State a casa, ovunque voi siate, in qualunque momento sia possibile», ha aggiunto, rivolgendosi ai tedeschi, in un appello alla responsabilità individuale.

E il sottinteso è sempre lo stesso: se non lo fate voi allora lo mettiamo obbligatorio noi. «Oggi non riusciamo più ad accettarlo, spiega la psicologa perchè è stato fatto un grande errore psicologico. Si è passati dalla paura, all’illusione vuota di quell’andrà tutto bene senza fondamento, senza una costruzione di reale responsabilità è stato solo un’utopia del cambiamento, un ottimismo dietro cui negare la realtà. Poi è arrivata l’estate che nella nostra memoria culturale è vacanza, e dunque negazione, rimozione perfino, l’economia in fondo, un alibi per far ripartire tutto e soprattutto per tornare a uscire liberamente. Da qui la riluttanza di oggi di riaccettare la chiusura. Il danno è stato negare, non c’è stata la possibilità di passaggio che ha potuto consolidare l’apprendimento ma solo un atteggiamento euforizzante fine a se stesso, liberatorio. Oggi facciamo i conti». E sono salati.

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