La Chiesa “affarista” di Bergoglio detta legge in Italia: “È il momento di approvare lo Ius Soli”

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Dopo i decreti sicurezza, è il momento dello ius soli. Lo chiedono pezzi del Pd e della sinistra parlamentare, e lo chiede ora anche la Chiesa. Il rapporto internazionale della Caritas e della Fondazione Migrantes della Cei, la Conferenza Episcopale italiana, pubblicato ieri, invita il governo ad accelerare sulla riforma della legge per la cittadinanza: «Il 64,4% degli alunni stranieri è nato il Italia ma non ha la cittadinanza.

Circostanza che rafforza sempre più la necessità di intervenire a modificare una vecchia legge, superando gli ostruzionismi politici, che legano i minori ad un fenomeno a sua volta ostaggio della politica; ovvero utilizzato per provocare o, al contrario, evitare, conflitto politico». A compensare il calo del -1,3% delle nascite che nell’anno scolastico 2018-2019 ha comportato la perdita di 100 mila studenti italiani c’è stato il +1,9% di studenti stranieri, quasi 16 mila presenze rispetto all’anno precedente. Ecco perché abolire i decreti Salvini è stato solo un primo passo, «ne prendiamo atto, con viva soddisfazione», si legge nel rapporto, ma non basta. L’auspicio è che «i decisori politici proseguano in questo percorso di legalità e integrazione, sostenendolo oltre che con l’importante processo di revisione delle norme, anche con politiche attive di supporto».

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Caritas sottolinea «l’importanza di favorire i percorsi di regolarità dei cittadini migranti nel nostro Paese, attraverso un ampio riconoscimento della convertibilità in motivi lavorativi del permesso di soggiorno detenuto ad altro titolo, al fine di invertire la tendenza all’approccio securitario da un lato o assistenzialistico dall’altro, adottando definitivamente una strategia di potenziamento dei percorsi di integrazione, che contempli la promozione di interventi normativi volti a sostenere la presenza e l’inserimento socio-economico dei cittadini stranieri». In Italia nel 2018 il contributo dei migranti al Pil, rileva il rapporto, è stato di 139 miliardi di euro, pari al 9% del totale. I circa 2,3 milioni di contribuenti stranieri hanno dichiarato 27,4 miliardi di redditi, per 13,9 miliardi di contributi e 3,5 miliardi di Irpef versati. L’Iva che è stata pagata è stimata in 2,5 miliardi: «Dati che confermano il potenziale economico dell’immigrazione che, pur richiedendo notevoli sforzi nella gestione, produce senza dubbio benefici molto superiori nel medio-lungo periodo». Ma resterebbero tutt’ora in una condizione di irregolarità 670mila persone, secondo il documento, che vivono ai margini, in clandestinità e costretti al lavoro nero. Il documento traccia anche un bilancio fallimentare della sanatoria del governo Conte II che era stata pensata per lavoratori agricoli e domestici, con appena 207.542 domande presentate rispetto alla platea dei presunti irregolari, e per l’85 per cento provenienti da colf e badanti. La Fondazione Migrantes chiede dunque di intervenire con una regolarizzazione di tutti i lavoratori: «Anche i costi per la gestione delle emergenze, che sono aumentati dagli 840 milioni nel 2011 ai 4,4 miliardi nel 2017, possono essere ammortizzati nel tempo, soprattutto se sostenuti da politiche capaci di ridurre l’irregolarità, che oggi è stimata in 670 mila persone. Pertanto, una regolarizzazione di tutti i lavoratori stranieri avrebbe garantito entrate superiori ai 3 miliardi di euro».

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