Di Battista rovina così i festeggiamenti dei 5S: “La più grande sconfitta”

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Squilli di trombe e trionfalismi al limite del ridicolo, viste le percentuali di consensi ottenute in particolar modo nelle Regioni in cui correvano senza l’appoggio degli amici e compagni fidati del Pd, ma i CinqueStelle non hanno perso tempo ad incoronarsi come vincitori e difensori della volontà popolare per l’esito del Referendum.

Non manca di sottolinerarlo neppure Alessandro Di Battista, finito di recente al centro delle polemiche dei grillini per alcuni affondi rivolti al neo ri-eletto presidente della regione Puglia Michele Emiliano durante la campagna elettorale a favore della candidata pentastellata Antonella Laricchia. “È la più grande sconfitta nella storia del Movimento”, dice senza giri di parole Di Battista nel corso di una diretta Facebook.

Ad essere attaccata anche l’ostinazione di alcuni colleghi di partito che sostengono con forza l’importanza del sodalizio col Pd: “Sbagliato parlare di alleanze, il tema è la crisi d’identità del Movimento”. Stesso discorso quando si tocca il tema della direzione del partito: “Una leadership forte? C’è stata e ha dimezzato i voti alle europee”, ha commentato Di Battista.

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Di diverso tenore, invece, le parole del presidente della Camera Roberto Fico, tra i primi sfegatati supporters dell’esecutivo giallorosso:”La responsabilità delle colpe e dei meriti è collettiva. No a guerre per bande e a personalismi. Serve una governance collegiale. E io sono sempre disposto a dare una mano”, ha detto Fico, come riportato da Repubblica.

Che la crisi tra i grillini sia cosa assodata emerge anche dalle sue parole: “La crisi di identità del movimento Cinquestelle nasce da molto prima della sconfitta di queste elezioni, va avanti da troppo tempo. Per questo io auspico gli Stati generali”. Ciò non significa comunque mettere in discussione il legame con quello che un tempo era bollato con disprezzo come “partito di Bibbiano”. Prossima tappa l’elezione del presidente della Repubblica:”Il Parlamento è pienamente legittimato ad eleggere il prossimo presidente della Repubblica”.

Anche il capo dello staff di Virginia Raggi ha voluto stemperare gli entusiasmi per l’esito del referendum, definito frutto di una scelta degli italiani piuttosto che di un dogma partitico. A Bugani, infatti, non è sfuggito l’esito dei consensi ai CinqueStelle: “Non sfugge il tracollo del M5S in ogni tornata elettorale, dalle europee del 2019 ad oggi, con gravi responsabilità in capo a chi da allora non ha mai voluto avviare un momento di riflessione interna, non ha avuto il coraggio di convocare stati generali e non ha minimamente gestito le precedenti regionali in Calabria e in Emilia lasciando i gruppi allo sbando”. Ma la colpa non è da attribuire a Crimi, definito semplice “traghettatore” e dunque non nel ruolo per prendere decisioni di un certo peso.

Nel trambusto generale, e con tante correnti all’interno del Movimento, si profilano all’orizzonte gli Stati generali, chiesti dal vicepresidente del Senato Paola Taverna e promessi ancora una volta da Di Maio. L’unica cosa certa è che il trionfalismo grillino poggia su un pavimento che scricchiola.

il giornale.it

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