Le Ong sfidano le autorità italiane: ora pretendono pure l’impunità

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Non che ce ne fosse bisogno per comprendere le loro intenzioni, ma la Sea Watch ha finalmente gettato la maschera.

Quello che l’ong tedesca, come tutte le altre sigle che operano nel Mar Mediterraneo centrale, pretende dall’Italia è l’impunità: poter calpestare le nostre leggi, scaricandoci centinaia di immigrati, e poi ripartire come se nulla fosse per andare a recuperarne altri in acque libiche. “Per undici ore gli ispettori hanno cercato l’ago in un pagliaio e ancora una volta hanno trovato ragioni assurde per trattenerci”, si sono lamentati su Twitter, accusando apertamente la Guardia costiera di mettere “deliberatamente a rischio vite umane” applicando un “fermo arbitrario”. Dichiarazioni che oltre a delegittimare i militari che, controllando le navi che trasportano clandestini, fanno semplicemente il proprio lavoro, sfidano apertamente l’autorità italiana e appunto le sue leggi.

È stato un fine settimana di sbarchi continui. Uno dopo l’altro. Solo nella serata di ieri a Lampedusa, dove nell’hotspot sono state superate le mille presenze a fronte di una capienza di 192 posti, si sono contati una ventina di sbarchi. Sono almeno 400 gli immigrati arrivati nelle ultime dodici ore. E non sono gli unici: la “Alan Kurdi” aspetta il via libera per entrare nel porto della più grande delle Pelagie e scaricare altri 133 disperati. “Queste persone sono particolarmente vulnerabili”, hanno scritto sui social i volontari dell’ong tedesca Sea Eye. Non è solo Lampedusa a soffrire. La maggior parte dei porti del Sud Italia subisce la stessa pressione. Sabato il governo ha autorizzato lo sbarco dei 140 naufraghi, che si trovavano a bordo della nave della Open Arms, a Palermo dove faranno la quarantena sulla Gnv Allegra. Il via libera è arrivato solo dopo un estenuante braccio di ferro, vinto infine dall’ong spagnola grazie all’ultimo trucchetto: un manipoli di disperati che si getta in acqua e raggiunge a nuoto la riva. “L’Occidente non può fare finta di niente. Il prezzo lo pagano la Sicilia e il resto d’Italia”, tuona il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, denunciando “una strafottenza senza precedenti, una volgare strumentalizzazione che capovolge la realtà: quelli che difendono i diritti umani sono accusati di razzismo; quelli che se ne fregano della salute degli ultimi, sono pronti per la canonizzazione”.

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Quando, infatti, si cerca di far rispettare la legge, le organizzazioni tuonano contro il governo (qualunque sia il suo colore) e infangano la Guardia costiera. Esattamente come hanno fatto nelle ultime ore sia la Sea Watch sia Medici senza frontiere. “Le autorità italiane – hanno scritto su Twitter – utilizzano strumentalmente questi controlli tecnici per bloccare le navi umanitarie impegnate nel soccorso in mare”. Il fermo è arrivato dopo undici ore di controlli. Solo negli ultimi cinque mesi la Sea Watch 4 è la quinta nave “umanitaria” che, infischiandosene delle nostre leggi, ci ha riversato centinaia di clandestini nei nostri porti e che per questo è bloccata. Ma per gli ultrà dell’accoglienza si tratta solo di “tecnicismi” che venhono “usati come pretesto per impedire di salvare vite in mare”. La verità, ovviamente, è un’altra: le ong, come sintetizza Maurizio Gasparri, “aiutano i trafficanti di uomini e scaricano la disperazione del mondo sull’Italia, con i nostri contribuenti che pagano per accogliere su navi di lusso i clandestini che arrivano in Italia a causa delle attività illegali di questi tassisti del mare“. E come se non bastasse, come denuncia la deputata di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli, pretendono persino “l’immunità rispetto a ogni legge e regola”. Questa è la cruda realtà. Il governo, che finge di non vederla, non fa altro che prestare il fianco a questi fan dell’immigrazione che continueranno a fare la spola dalle coste libiche ai porti italiani. Finché l’intero sistema non sarà al collasso. E poco ci manca.

il giornale.it

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