Usa, sospetti su chi finanzia Biden: la metà sono disoccupati

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A due mesi scarsi dalle elezioni Usa, l’allerta per le interferenze straniere è alta. Questa volta, però, è a sinistra che si addensano i sospetti. Un’analisi del Take Back Action Fund, ottenuta in esclusiva da Fox News, ha rilevato che quasi la metà di tutte le donazioni del 2019 alla piattaforma democratica ActBlue è stata effettuata da persone che dichiarano di essere disoccupate.

Qualcosa come 346 milioni di dollari racimolati da 4,7 milioni di nullatenenti dall’identità non pervenuta. Il 48,4% del totale. Quanto basta, secondo John Pudner, presidente del Take Back Action Fund, per metterne in dubbio la veridicità. E quanto basta per sentire puzza di “una scappatoia” per veicolare contributi stranieri o per riciclare denaro. Un sistema illegale di certo poco compatibile con l’integrità rivendicata dai democratici che da sempre imputano l’elezione di Trump a una longa manus russa. Sulla piattaforma repubblicana WinRed per un totale di 302 milioni di dollari donati nel 2019 solo il 4% proveniva da persone disoccupate (il 5,6% nel 2020).

Ma anche quest’anno le cose non sembrano cambiate. I dati della piattaforma dem ActBlue da gennaio ad agosto 2020, disponibili sulla Federal Election Commission e presi in esame dal Take Back Action Fund, parlano chiaro: i donors dispoccupati sono sempre di più. Il 50,1% contro il 48,4% del 2019. Un po’ strano, rileva Pudner, se si considera la contrazione generallizzata delle disponibilità economiche dopo la crisi da coronavirus. ActBlue, però, difende l’integrità delle sue donazioni, sostenendo che molte proverrebbero da pensionati e da persone che non vengono considerate occupate, come le casalinghe.

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Secondo il Take Back Action Fund il problema è un altro. Infatti, la piattaforma dem nata nel 2004 consentirebbe donazioni con carta di credito o prepagate che non vengono verificate: chiunque può donare da qualsiasi Paese del mondo senza essere rintracciato. Non solo sarebbe proprio ActBlue a impedire alle banche di verificare l’identità dei donatori. “L’insistenza di ActBlue nel rifiutare di consentire alle banche di verificare le loro donazioni è un invito rivolto a soggetti stranieri a inviare denaro utilizzando falsi nomi americani per influenzare le nostre elezioni “, ha detto Pudner. “E ricostruire con precisione se milioni di persone hanno mentito indicando che erano disoccupati quando in realtà non lo erano, o se i loro nomi venivano usati solo da un programmatore straniero o da qualcun altro per trasferire denaro a loro insaputa, richiederà tempo e risorse”.

Eppure indicare identità propria e del proprio datore di lavoro sarebbe obbligatorio, come specificato chiaramente sul sito di ActBlue. Inoltre, spega Pudner, basterebbero solo poche ore per cambiare il loro sistema e consentire la verifica delle donazioni, bloccando il flusso di denaro straniero illegale. La scelta di utilizzare un sistema non rintracciabile oltre ad avere un maggior rischio di frode e tende anche a sostenere commissioni bancarie più elevate. Sborsate dai donors. Una scelta che getta qualche ombra sul record di raccolta fondi in un mese della politica Usa appena segnato da Joe Biden (il miglior bottino era di Obama con i 193 milioni raccolti nel settembre 2008). Il candidato democratico, riporta Bloomberg, ha raccimolato 364,5 milioni di dollari nel solo mese di agosto. E il 57% proverrebbero proprio da donazioni effettuate sulla piattaforma online, dove controlli su identità e provenienza si sono dimostrati facili da eludere. Un particolare che non è sfuggito a Donald Trump che ha twittato: “Finti donatori liberaldemocratici. Qualcuno sta riciclando denaro?”.

il giornale.it

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