II “suocero” imbarazza Conte: Paladino è in “guerra” con il Fisco

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Era giugno 2019 quando Cesare Paladino, proprietario del lussuoso Grand Hotel Plaza di Roma, nonché padre di Olivia, fidanzata del premier Giuseppe Conte, patteggiò per aver evaso il versamento della tassa di soggiorno.

Per quatto anni consecutivi – dal 2014 al 2018, secondo le indagini degli inquirenti – la struttura alberghiera saltò il versamento dell’imposta, per un ammanco totale di due milioni di euro. L’imprenditore, dopo aver pagato tutto il dovuto, patteggiò – con sospensione della pena concordata – un anno, due mesi e una settimana di prigione. Una norma inserita nel decreto Rilancio di fresca approvazione, però, è andata a depenalizzare il mancato versamento delle tasse di soggiorno da parte degli albergatori, scongiurando lo spauracchio del carcere.Cesare Paladino padre della fidanzata del presidente Conte, patteggia per l’evasione della tassa di soggiorno

Le grane della famiglia Paladino, però, non si esauriscono qui. Travolta dalla crisi del “mattone”, le società di Famiglia usufruirono della cosiddetta “pace fiscale”, o meglio della “”rottamazione ter” voluta dal Conte-Uno, trovandosi in sofferenza con il Fisco per circa 36 milioni di euro.

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In questo modo di Paladino chiesero e ottenere la rateizzazione dei debiti tributari per 27 milioni di euro. Come scritto a dicembre 2019, le società della famiglia Paladino – come Archimede immobiliare, Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio, Unione esercizi alberghi di lusso e Immobiliare di Roma Splendido – chiesero e ottennero la rateizzazione.Ecco il trucchetto di Conte per salvare i “suoceri” dal Fisco

Ecco, ora Cesare Paladino – che deve ancora corrispondere all’Agenzia delle Entrate oltre 15 milioni di euro, suddivise in dieci rate – ha fatto ricorso contro il Fisco, per chiedere di dilazionare il pagamento in diciotto tranches. Insomma, il “suocero” del presidente del Consiglio vuole otto rate in più. E allora, per protesta, dopo aver pagato la prima rata ha chiuso i rubinetti. Il motivo? Come spiegato il direttore de Il Tempo Franco Bechis, le società dei Paladino non sarebbero “in grado di versare quelle rate taglia extralarge senza rischiare di mandare in crisi seria tutto il gruppo”.

Al centro della contesa dei 15 milioni di euro di debiti c’è Immobiliare di Roma splendido Srl, che detiene le mura del Plaza Hotel della capitale. Questa società è di proprietà della Agricola Monastero Santo Stefano Vecchio, il cui 47,5% è detenuto proprio da Olivia Paladino, compagna dell’inquilino di Palazzo Chigi.

Ed ecco allora che l’imbarazzo per il sedicente avvocato del popolo è doppio: se il Fisco concederà accoglierà le richieste dei Paladino – concedendo al gruppo otto rate in più per corrispondere il debito – ne gioverebbe l’Agricola di Olivia Paladino. E qualcuno, come sottolinea Il Tempo, potrebbe parlare – con cognizione di causa – anche di conflitto di interessi.

il giornale.it

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