“Tamponi a chi arriva in Italia in porti, aeroporti e stazioni”

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«Errore tragico aver detto che il virus è finito». Il professor Francesco Vaia direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, centro di riferimento per l’emergenza Covid, di fronte all’esplosione di tanti nuovi focolai lancia un appello alla comunità scientifica: «eviti di lanciare messaggi sbagliati che disorientano l’opinione pubblica».

Professor Vaia assistiamo ad una risalita dei contagi dovuti a casi di importazione e a comportamenti irresponsabili da parte di pazienti positivi. Come si può intervenire per contenere la diffusione del virus?

«A Roma i casi sono già in diminuzione: se si interviene immediatamente la diffusione viene arginata. Per i casi di importazione è necessario porre un’attenzione forte a porti, aeroporti e stazioni. La misurazione della temperatura e l’autocertificazione non sono misure sufficienti. Tutti coloro che provengono da Paesi dove il virus è in crescita, come il Messico, il Brasile o il Bangladesh, devono essere sottoposti a tampone per verificare l’eventuale positività».

Un test appena scesi dall’aereo o dal treno?

«Certamente. La sanità pubblica ha svolto egregiamente il suo compito e continuerà a farlo ma occorre la collaborazione di tutta la società: la sanità da sola non può farcela. Per quanto riguarda i controlli le società che gestiscono le grandi stazioni devono collaborare. Siamo in grado di eseguire test che danno il risultato in poche ore. Il viaggiatore viene identificato e registrato. Nel caso in cui si riscontri la positività viene rintracciato ed isolato. Non c’è un altro modo per impedire che il virus circoli».

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Che cosa la preoccupa?

«Vedo troppo rilassamento in giro. Mi preoccupa la caduta della vendita di mascherine. La comunità scientifica e tutte le istituzioni più importanti a cominciare dall’Organizzazione mondiale della sanità hanno mandato messaggi contraddittori confondendo i cittadini. Si deve insieme fare uno sforzo per dare messaggi chiari ed univoci. Io non mi sono mai voluto candidare né nel partito degli ottimisti né in quello dei pessimisti. Ma chi ha detto che il virus è finito ha compiuto un tragico errore».

Ma ora la malattia colpisce in modo meno grave?

«È evidente che c’è un’attenuazione della gravità clinica. Le terapie intensive si sono svuotate. Ma il virus è presente. Certo c’è una diffusione meno capillare ma non ci vuole nulla a far ripartire l’epidemia da uno di questi focolai».

L’indice di trasmissione, Rt, è di nuovo sopra l’1 in molte regioni.

«Ci sono pochi casi e dunque ne bastano 3 o 4 per farlo schizzare in alto. L’Rt non è l’unico parametro al quale guardare ma è sicuramente un segnale di allerta importante che deve indurre le persone a rispettare le misure di prevenzione. Possiamo andare in spiaggia, al cinema e al teatro ma dobbiamo tenere la mascherina nei luoghi chiusi e rispettare il distanziamento: altrimenti un nuovo lockdown è sempre in agguato».

Come giudica la proposta di imporre il Tso, trattamento sanitario obbligatorio, ai malati di Covid?

«Il Tso è applicabile a chi non è in grado di intendere di volere o al paziente che compie atti di autolesionismo. Mi sembra una misura troppo forte. È però la spia di un momento di grande preoccupazione. Se i cittadini si comportano in modo responsabile possiamo evitare di arrivare a misure estreme come questa. Giusto invece isolare i pazienti positivi in strutture ad hoc, alberghi sanitari, se nella loro abitazione non ci sono condizioni di sicurezza».

il giornale.it

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