Nomine decise a tavolino: 10 toghe a rischio rimozione

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Non solo Luca Palamara ma altri 9 con lui finiranno davano alla sezione disciplinare del Csm. Il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, annuncia in una conferenza stampa al Palazzaccio, che si è chiusa la prima tranche dell’istruttoria sul materiale dell’inchiesta di Perugia contro l’ex presidente dell’Anm ed altri.

E sono pronti gli atti d’incolpazione per tutti quelli che hanno partecipato, in particolare, alla riunione all’hotel Champagne dell’8 maggio 2019, in cui si parlava di nomine ai vertici degli uffici giudiziari, la procura di Roma in primis, con due politici renziani, Luca Lotti e Cosimo Ferri.

Ma non è finita e Salvi conferma che «prima delle ferie estive» seguiranno altre azioni disciplinari per diversi coinvolti nelle chat intercettate tra il 2017 e il 2018. «Il mio ufficio – dice- non vuole mettere un coperchio, ma rispettare le persone: quello che è successo ha segnato un punto di non ritorno, ma si sta voltando pagina».

I 10 che finiranno per primi davanti al «tribunale delle toghe» di Palazzo de’ Marescialli rischiano le massime sanzioni, fino alla rimozione, conferma il pg, per condotte scorrette nei confronti dei colleghi e per l’interferenza nell’esercizio degli organi costituzionali. Saranno, con Palamara, i 5 ex togati del Csm – Antonio Lepre, Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni e Paolo Criscuoli – che si sono dimessi lo scorso anno dopo lo scandalo, l’ex pm della Dna Cesare Sirignano( già trasferito dal Csm), l’ex pm di Roma Stefano Rocco Fava(che ha chiesto il trasferimento) e due magistrati segretari del Csm.

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Per il deputato di Iv e magistrato in aspettativa Ferri la cosa è più complicata: il Csm dovrà chiedere l’autorizzazione alla Camera per l’utilizzo delle sue intercettazioni e nascerà un problema, riguardo al trojan inserito nel cellulare di Palamara, che potrebbe avere ricadute per tutti. Secondo la giurisprudenza, infatti, se nell’intercettazione si riconosce un parlamentare bisogna spegnere i microfoni e non ascoltare anche gli altri che parlano con lui. Proprio sulle sue chat e conversazioni spiate Palamara ha più volte ventilato sospetti e in un’intervista al Riformista ripete: «Che cosa ha scoperto il trojan? Nulla. Chiediamoci invece come ha funzionato. Dovranno spiegarlo».

Sa che su di lui pende la spada di Damocle che può mettere fine alla sua carriera. I 10 incolpati, sembra dire Salvi tra le righe, sono i più colpevoli, per «l’offensività delle condotte tenute». È forte il riferimento a questo principio che, invece, potrebbe non riguardare gli altri, di cui si occuperà la seconda indagine della Procura generale. Per loro si potrebbe arrivare ad un’archiviazione?, chiedono i giornalisti. E il Pg, pur invocando la riservatezza sui nomi e assicurando massima trasparenza, sembra mettere le mani avanti quando spiega che ci potrebbero essere violazioni del codice etico e ricadute sulla carriera, per le valutazioni di professionalità. Insomma, potrebbero essere derubricati a responsabilità minori. Anche se questa è la voce dell’accusa ma sarà poi il giudice a decidere.

Intanto Palamara continua a parlare, facendo tremare colleghi e politici. «Sono stato io a creare il partito dei pm – dice al Riformista – che sono i front runner della magistratura. A torto o a ragione è così. Il pm è ruolo di potere grandissimo». E sui rapporti con i politici: «Ci sono tanti magistrati che hanno parenti politici e sono sempre rimasti al proprio posto. Trovate una nomina che è stata fatta su indicazione di Lotti».

il giornale.it

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