Così gli amici di Palamara vengono “salvati” dall’Anm

Maggio 2019: Luca Palamara viene accusato di corruzione dalla procura di Perugia, sospettato di aver instaurato dei rapporti inopportuni – accettando soldi e regali – con Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali di Francesco Bellavista Caltagirone.

Nelle intercettazioni del virus trojan finisco anche 5 consiglieri del Consiglio superiore della magistratura, con il dubbio di essersi attivati per la nomina del procuratore di Roma in seguito al pensionamento di Giuseppe Pignatone. Dopo essere stati costretti a dimettersi da Palazzo dei Marescialli, sono finiti sotto procedimento disciplinare. Una data importante sarà quella di sabato 20 giugno, quando il Comitato direttivo centrale dell’Anm dovrebbe decidere il loro destino.

Intanto i magistrati Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni, Luigi Spina e Antonio Lepre hanno deciso di fare un passo indietro, contestando all’Associazione nazionale magistrati la legittimità della scelta di provvedere all’avvio dell’iter sanzionatorio sulla base di stralci di intercettazioni uscite giusto un anno fa. Lo stesso Morlini, giudice di Reggio Emilia, nella lettera di dimissioni ha parlato di “questioni di opportunità” e di “serenità” che sarebbe venuta a mancare. All’interno del Comitato direttivo centrale ci sarebbe più di un magistrato sorpreso a chattare con Palamara. Proprio da qui nasce la denuncia di incoerenza. L’edizione odierna de La Verità infatti fa notare: “Perché ‘processare’ solo gli ex consiglieri del Consiglio superiore rimasti imbrigliati nella rete del trojan e non anche quelli che brigavano sottobanco con l’ex pm di Piazzale Clodio come emerge chiaramente dai messaggi Whatsapp allegati agli atti del procedimento di Perugia?”.

“Si pronunciano autoassoluzioni”

Il giudice Emilio Sirianni – componente dell’ala radicale del movimento Magistratura democratica – avrebbe fustigato sulla mailing list della corrente Giuseppe Cascini, procuratore aggiunto e consigliere del Csm. Sirianni, noto per l’amicizia con l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, ha chiesto al collega quando si sia accorto della pericolosità di Palamara: “Solo quando è stato indagato?”; “Un’ingenuità che credo trasmodi anche in grave errore politico per il ruolo rivestito da entrambi”.

Il giudice ha parlato del caso di Sergio Colaiocco, il pm romano che sarebbe stato convinto da Palamara a ritirarsi al fine di non creare concorrenza a Cascini nella corsa per il ruolo di aggiunto: “Certo, so bene che queste non sono prove che basterebbero per un rinvio a giudizio, ma qua si parla di politica, non di capi d’imputazione”. A suo giudizio sarebbe stato necessario chiarire ogni passaggio nelle sedi proprie con umiltà e disponibilità ad ammettere i proprio errori: “Invece, si pronunciano autoassoluzioni (politiche naturalmente) e si chiede alla base di prenderne atto. Si chiede che tutti ci si unisca in un abbraccio solidale ché il nemico è altrove”.

il giornale.it

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