Dini, Monti, Conte: 3 governi dopo 3 sconfitte. Su Trump la sinistra non dia lezioni di democrazia

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Il solito tic della sinistra nostrana, più puntuale di una cambiale. E capace di trasformare anche l’assalto al Congresso Usa da parte dei trumpiani in un’arma per attaccare Salvini e Meloni. Le agenzie di stampa battono incessantemente pelosi appelli ai due leader «a condannare» e a «prendere le distanze». Non perché servano davvero a qualcosa, ma solo perché nel genoma della sinistra la politica estera è solo una miniera da sfruttare per fini interni. Inforcare le lenti deformanti del nostro asfittico dibattito interno per “leggere” eventi così drammaticamente epocali è solo un mix di provincialismo e malafede.

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Appelli a Salvini e Meloni a condannare il Tycoon

Il primo si spiega da solo. Per la seconda occorre rinfrescare la memoria. E ricordare agli immemori che se c’è un pulpito da cui è impossibile impartire lezioni sul rispetto della volontà popolare, è quello della sinistra. I suoi esponenti sono gli unici nel mondo libero a governare dopo aver perso le elezioni. È così oggi con il Conte-bis, ma è stato così ieri con Monti e l’altroieri con Dini. I buzzurri e cattivi del centrodestra mietevano consensi, ma loro si beccavano i ministeri. E, alle strette, non disdegnavano di dar una mano alla fortuna. Un po’ come fanno i bari al tavolo da gioco. Su di loro ancora incombe la nube tossica del 2006. Ricordate? Partita tra le fanfare orchestrate da tv e giornaloni, che l’accreditavano di incolmabile vantaggio, la sinistra cominciò a sbiancare man mano che le urne sfornavano i voti veri.

La sinistra italiana ha più volte sovvertito il voto

La remuntada berlusconiana s’interruppe alle latitudini campane, fermandosi a meno 24mila voti dall’Unione prodiana. Praticamente, tre voti a Comune. Lo spoglio era ancora in corso quando nottetempo Prodi e Fassino si auto-proclamarono vincitori. Particolare non trascurabile: il centrodestra “sconfitto” era al governo. Protestò, ricorse utilizzando gli strumenti legali e regolamentari di cui disponeva, ma poi sgombrò il campo. Lo stesso avvenne nel ’94, dopo il ribaltone di Bossi, e nel 2011, quando spread e manine varie ri-disarcionarono il Cavaliere.  Dal conto, solo carità di patria ci impone di scomputare girotondi, raccolte di firme, agguati mediatici e giudiziari. Tanti oppositori, un solo fine: sovvertire la volontà popolare. No, signori della sinistra: davvero non potete dare lezioni di democrazia. Anzi, quella americana è l’occasione buona per liberarvi del Trump che è in voi.

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