Conte stia attento con i magistrati. Non si potrà permettere arroganza

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Ai magistrati di Bergamo Conte non potrà rivolgersi come ai giornalisti: “Quando avrete le mie responsabilità deciderete voi”. Se si azzarda lo ammanettano direttamente a Palazzo Chigi. L’arroganza non paga più, soprattutto da quando non si può più sperare in qualche aiutino modello Palamara.

Gli inquirenti lombardi si preparano a scendere a Roma dopo aver scartabellato tutte le carte dell’inchiesta sul reato di epidemia colposa. Conte sarà ascoltato come persona informata sui fatti, per ora. Idem per il ministro della Salute Speranza e per quella dell’Interno Lamorgese.

I magistrati da Conte: e dovrà dire la verità

Il premier sognava i riflettori degli stati generali dell’economia. Dovrà sopportare quelli più fastidiosi degli inquirenti. Perché non si può più farfugliare con l’articolo 32 della legge di riforma sanitaria del 1978. Che non c’entra nulla con una pandemia.

L’azzeccagarbugli che consiglia Conte per i rischi che corre con i magistrati gli ha messo sotto il naso quella norma che prevede le ordinanze delle regioni per delimitare singole zone del territorio. Che certo non poteva riguardare un disastro nazionale e internazionale. Altrimenti non si spiega perché Conte abbia pensato a Codogno e ad altre zone mentre la provincia di Bergamo “spettava” alla Lombardia. Aggiunge Riccardo De Corato, assessore alla sicurezza della regione: “Non era certo il governatore Fontana a poter disporre delle forze dell’ordine per le zone rosse”.

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Ma crediamo che ci saranno anche molte altre domande specifiche per il premier che aveva imbottito di mascherine Palazzo Chigi nel mese di febbraio, mentre erano negate al resto degli italiani, a partire da chi lottava in corsia per salvare un numero enorme di malati.

Qualcuno dovrà pur chiedere conto al governo delle sottovalutazioni del coronavirus per quasi tutto il mese di febbraio. Solo a marzo sono partiti i provvedimenti per tutto il territorio nazionale, perché gli irresponsabili di Palazzo Chigi si trastullavano con le accuse di razzismo anticinese contro l’opposizione e persino contro i governatori che chiedevano interventi per le scuole. Andavano ai Navigli a trangugiare aperitivi, gli statisti di Palazzo Chigi e i loro sostenitori.

Si trastullavano con le accuse di razzismo

Hanno tenuto nascosto, gli imbarazzanti governanti dell’Italia, persino un piano riguardante i rischi di una esplosione di pandemia più accentuata. Salvo poi segregare in casa un intero popolo, decine di milioni di italiani, a colpi di norme decise in solitudine dal premier, né con l’avallo del Presidente della Repubblica né col voto del Parlamento. Intervenuto solo a sanatoria…

Confusione a mille pure con la protezione civile, che ha gestito in maniera incredibile anche il gran ballo delle mascherine. Disposizioni contraddittorie la mattina con la sera, le regioni sono state poi abbandonate al loro destino. Hanno dovuto fare praticamente da sole e qualcuna ci ha pure marciato. Ma i media hanno preso di petto solo la Lombardia di Fontana. A Roma è esploso grande come una casa lo scandalo delle mascherine della regione Lazio ma stanno tutti in silenzio.

Conte però non potrà tacere di fronte ai magistrati. Quegli oltre trentamila morti – un numero terrificante – stanno sulla coscienza di chi doveva agire e ha preferito giocare la partita del vanaglorioso. “Tutto a posto”, diceva a gennaio il premier in tv dalla Gruber.

“Da dove ricavava tanta sicurezza, avvocato Conte…? Ci dica, esponga i fatti…”.

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