Scacco di Trump ai dem: un afroamericano a capo dell’aeronautica

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C’è entusiasmo alla Casa Bianca per la ratifica del nuovo vertice della Air Force: il Senato degli Stati Uniti ha confermato la decisione presa da Donald Trump su Charles Brown, che diviene il primo cittadino afroamericano a ricoprire quell’importante posizione – capo di Stato maggiore dell’aeronautica – nell’esercito americano.

Ma Brown è anche uno dei primi afroamericani a sedere tra le più alte cariche del Pentagono. Un elemento non secondario, che viene infatti sottolineato da numerose fonti a stelle e strisce.

La notizia ha assunto un valore particolare anche per via di tutto quello che sta accadendo negli States dopo l’uccisione di George Floyd. L’ufficialità sul comando affidato a Brown è arrivata poche ore dopo il funerale tenutosi a Houston, in Texas. Con tutto quello che una sequenza di questo tipo può significare per la comunità nera. Nel corso del rito funebre, Joe Biden, che ha inviato un messaggio in video e che ha fatto parte di coloro che hanno preso la parola, ha posto l’accento sulla necessità di una “giustizia razziale”, parlando anche alla figlia di Floyd. Il Senato sul nuovo comandante si è espresso all’unanimità. Il presidente Donald Trump ha commentato a stretto giro la novità, dicendosi molto felice: Trump, dopo aver parlato su Twitter di “giornata storica per l’America”, ha aggiunto due aggettivi qualificativi per Brown: patriota e leader. Anche il vicepresidente Mike Pence si è detto molto soddisfatto di come siano andate le cose.

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La nomina, in prima battuta, spetta all’inquilino della Casa Bianca. Poi il Senato può decidere se assecondare o no la volontà del Commander in Chief. E in questo caso nessuno sembra averci ragionato molto. Stando a quanto riportato su Politico, pure Brown ha voluto rilasciare un commento: “Sto pensando a quanto sono emozionato, non solo per George Floyd ma per i molti afroamericani che hanno subito lo stesso destino di George Floyd”. E ancora: “Sto pensando a una storia di problemi razziali e alle mie esperienze che non cantavano sempre di libertà e uguaglianza”. Le battaglie utili a combattere il razzismo – come si vede – possono anche prescindere da alcune delle modalità preferite da chi sta scendendo in piazza.

Donald Trump, nel corso di queste settimane condite da molte polemiche, ha rivendicato di aver messo in campo molto per la comunità nera: sotto la presidenza Trump, per citare l’elemento più eclatante, il tasso di disoccupazione riguardante gli afroamericani ha toccato il picco più basso della storia: 6.8%. Ma Trump ha anche sottolineato di aver ridotto il tasso generale di criminalità, allargando l’offerta formativa e garantendo una serie di finanziamenti ad istituti universitari e non che storicamente fanno riferimento agli afroamericani. Trump, insomma, non ci sta ad essere rappresentato come un avversario o come un sostenitore delle teorie suprematiste.

Intanto gli Stati Uniti cercano giustizia sul caso Floyd. Anche Trump ha dichiarato di essere al lavoro affinché l’episodio non rimanga insoluto. Joe Biden, che sta invece assecondando le proteste pacifiche del Black Lives Matter, ha detto che gli Stati Uniti devono evitare di “voltare le spalle” al “razzismo sistemico”. Il caso Floyd, insomma, sta riguardando anche la campagna elettorale per le presidenziali che si svolgeranno nel mese di novembre.

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