Immigrazione, muro contro l’Italia dai Paesi di Visegrad: “No ai ricollocamenti”

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Bruxelles, 5 giu – Siamo alle solite. I Paesi del sud, Italia in testa, chiedono alla Ue un “meccanismo per il ricollocamento obbligatorio” degli immigrati ma i Paesi del nord rispondono picche. “Dobbiamo reiterare la nostra forte obiezione al ricollocamento obbligatorio di richiedenti asilo e migranti in qualsiasi forma”. Così i quattro Paesi del gruppo di Visegrad – ossia Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia -, Estonia, Lettonia e Slovenia in una lettera congiunta inviata alla Commissione Ue sul nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo.

“Ricollocamento obbligatorio incentiva i trafficanti di migranti”

“Siamo convinti che introducendo il ricollocamento obbligatorio, rischieremmo di creare un potente fattore attrazione così come incentivi per i trafficanti di migranti, mettendo vite umane a rischio”, si legge nella lettera, riportata dall’Agi. “Questo approccio andrebbe contro la stessa logica della nostra politica di asilo e migrazione”, volta a scoraggiare l’immigrazione illegale, spiegano i Paesi che hanno sottoscritto il no alla proposta dei Paesi del sud. “La solidarietà dovrebbe essere intesa in termini molto più ampi: il catalogo delle misure possibili deve essere aggiustato alle preferenze e possibilità degli Stati membri”.

La richiesta di Italia, Spagna, Cipro, Grecia e Malta

Dal canto loro l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo chiedono alla Commissione una riforma della Convenzione di Dublino sul diritto di asilo che “superi il criterio della responsabilità del Paese di primo ingresso” e preveda “un meccanismo di ricollocamenti obbligatori”. E’ quanto si legge in un “non-paper” – ossia un documento non ufficiale – presentato questa mattina dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nella videonconferenza con i suoi omologhi europei. Il documento è stato sottoscritto da Italia, Spagna, Cipro, Grecia e Malta.

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Secondo questi Paesi, chi sbarca “sul territorio di uno Stato membro come risultato di un’operazione di ricerca e soccorso non può essere considerato allo stesso modo di altri ingressi irregolari”. Per cui a questi casi di salvataggio deve essere applicato il meccanismo obbligatorio di ripartizione. Inoltre, “in caso di pressione migratoria sproporzionata alla frontiera mediterranea di uno Stato membro, dovrebbe essere proposto un porto sicuro alternativo”, suggerisce il documento. In tal senso i Paesi del sud chiedono di tenere conto della “specificità della gestione marittima delle frontiere” della Ue.

“Paese d’arrivo deve farsi carico solo dei primi accertamenti”

Pertanto i cinque Paesi chiedono di “introdurre un meccanismo di ricollocamenti obbligatori, che preveda la distribuzione tra tutti gli Stati membri” degli immigrati che “entrano nel territorio di uno Stato membro incluso come risultato di operazioni di ricerca e soccorso” in mare. Insomma, le attuali regole devono essere sostituite con “un meccanismo prevedibile obbligatorio e automatico” destinato a attribuire la responsabilità per i richiedenti asilo sulla base di una distribuzione pro quota per ciascuno Stato membro. Le quote – si legge nel documento – “dovranno essere definite attraverso un sistema centralizzato a livello europeo”. “In un sistema di ricollocamenti obbligatori – si legge ancora nel documento – giudichiamo accettabile che il Paese d’arrivo debba farsi carico solo “dei primi accertamenti necessari per verificare l’identità del richiedente asilo e dei necessari controlli di sicurezza e sanitari”. Italia, Cipro, Grecia, Malta e Spagna chiedono infine anche un “meccanismo comune europeo di rimpatrio” con una cooperazione più robusta con i Paesi terzi.

Trattativa in salita

Sul nuovo Patto Ue “ci sono opinioni divergenti“, ammette la commissaria Ue agli Affari interni, Ylva Johansson, ma è “possibile arrivare a un meccanismo di solidarietà obbligatoria che preveda ricollocamenti per i Paesi di primo ingresso”. Raggiungere un accordo sul Patto sulla migrazione e l’asilo sarà “un compito molto difficile, ma dal mio punto di vista è possibile”, dice convinta la Johansson. Staremo a vedere. Ma il no dei Paesi del nord dimostra che per i Paesi del Mediterraneo la trattativa è tutta in salita.

Adolfo Spezzaferro

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