La Russia punta sul Favipiravir per sconfiggere il Covid-19

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La Federazione russa, uno degli Stati al mondo più colpiti dal Covid-19 con ormai oltre 10mila casi al giorno, cerca una via d’uscita all’emergenza sanitaria. Il fondo sovrano di Mosca (Rdif) sta finanziando la ricerca e la produzione del farmaco favipiravir, una medicina anti-influenzale già conosciuta in Giappone con il nome di Avigan, in collaborazione con la casa farmaceutica russa ChemRar. Kirill Dmitriev, amministratore delegato dell’Rdif, ha reso noto che i primi test clinici effettuati su 330 pazienti afflitti dal morbo hanno mostrato risultati incoraggianti. Secondo Dmitriev questo farmaco sarebbe tra i candidati più promettenti per giungere ad una cura efficace del coronavirus. I risultati dei test hanno certificato che il 60% dei 40 pazienti che hanno assunto il favipiravir si sono negativizzati a cinque giorni di distanza dall’inizio del trattamento.

Il virus si espande

Le industrie farmaceutiche stanno cercando di sviluppare, nel più breve tempo possibile, trattamenti medici o vaccinali in grado di arginare la diffusione del Covid-19, che ha ormai infettato oltre 4 milioni di persone nel mondo e provocato una crisi economica generalizzata. L’Avigan è stato prodotto alla fine degli anni ’90 dalla compagnia giapponese Fujifilm, che stava iniziando ad investire nel settore farmaceutico. Andrei Ivashchenko, che ricopre un ruolo importante all’interno della ChemRar, ha reso noto che i test sui 330 pazienti infettati dal coronavirus dovrebbe concludersi per la fine di maggio e che la ChemRar è in grado di produrre decine di migliaia di trattamenti individuali al mese, abbastanza per soddisfare il fabbisogno della Federazione Russa.

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Nel Paese, da oltre due settimane, si registrano oltre 10mila nuovi contagi al giorno ed il totale ha ormai superato i 262mila. Quasi la metà dei contagi registrati nelle ultime 24 ore ha avuto luogo a Mosca mentre San Pietroburgo risulta meno colpita. Nella capitale è stata lanciata una campagna di test sierologici a campione per cercare di individuare la percentuale di popolazione già colpita dal virus e che ha sviluppato anticorpi. Secondo le autorità l’alto numero di casi è legato ai numerosi test effettuati (oltre 6 milioni) mentre il tasso di mortalità è decisamente contenuto: i morti sono stati 2418.

Le prospettive

La diffusione del coronavirus rischia di mettere in difficoltà il presidente Vladimir Putin, al potere dal 1999 e probabilmente destinato a conservare il controllo del Cremlino per gli anni a venire. Il Capo di Stato deve cercare di risolvere la minaccia nel più breve tempo possibile e con la massima efficienza cercando, al tempo stesso, di mantenere il controllo su tutto il territorio della Federazione russa. Il radicalismo islamico potrebbe approfittare della situazione di confusione per colpire nel Caucaso, una regione tradizionalmente instabile e già segnata, in passato, dai conflitti in Cecenia e Daghestan. Putin ha definito la situazione generale come “sotto controllo” e la gestione della pandemia è stata affidata ad una catena di comando decentralizzata in cui gli enti locali hanno giocato un ruolo non secondario. Il Capo di Stato è però stato costretto a posporre, a causa dei problemi di sicurezza, il referendum costituzionale previsto per il 22 aprile che potrebbe garantirgli di rimanere al potere anche dopo la scadenza del suo attuale mandato nel 2024.

il giornale.it

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