L’esperto di Islam: “Il riscatto di Silvia Romano? Vi svelo chi l’ha pagato”

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L’Islam come professione. L’Islam da studiare, capire, interpretare. È il 1978 eCarlo Panella ha 30 anni. Si ritrova a Teheran, da inviato, per raccontare la rivoluzione di Khomeini. Da allora la sua penna di giornalista e saggista non si è mai fermata, ed oggi è considerato uno dei maggiori esperti italiani di Medio Oriente.

È lui a guidarci nei chiaroscuri del caso di Silvia Romano, la giovane cooperante tenuta in ostaggio per 18 mesi dai jihadisti somali di al Shabaab: dal segreto di una conversione inattesa, alle inevitabili ricadute geopolitiche dell’operazione che ha portato alla sua liberazione. E sul pagamento del riscatto, non ha dubbi: “È certo che sia stato pagato, vi spiego come…”

È stupito della conversione di Silvia Romano all’Islam?
“No, non sono pochi gli occidentali sequestrati da terroristi islamici che si sono convertiti, ricordo anche che uno di loro, dopo la conversione, è stato sgozzato davanti alle telecamere. Ma è indispensabile una precisazione.”

Ossia?
“È sbagliato e assolutamente fuorviante che si dica che Silvia si è convertita all’Islam: non si è convertita all’Islam, si è convertita al salafismo. Uno scisma islamico che le è stato inculcato dai suoi carcerieri, unica sua fonte di informazione e formazione. L’eresia islamica che praticano gli al Shabaab è una maledetta teologia della morte su cui Silvia deve ora assolutamente riflettere, informandosi presso i veri musulmani. Centrale nell’eresia islamica degli Shabab è la definizione teologica dei cristiani ed ebrei come “apostati e politeisti”, e infatti gli al Shabab li hanno massacrati e sgozzati in molte stragi in Kenya e Somalia. Che Silvia si converta pure, ma all’Islam di fede.”

La radicalizzazione nei mesi di prigionia fa di lei un potenziale lupo solitario?
“I lupi solitari si convertono all’islam di morte liberamente, lei lo ha fatto in una situazione di totale coercizione, di assoluta mancanza di libertà di pensiero e di scelta, non c’è assolutamente nessun pericolo in Silvia Romano.”

Quindi non crede alla versione della scelta libera?
“È evidente che non è una scelta libera, chiunque soffra quel tipo di esperienza non è libero mentalmente. Prendiamone atto, trattiamola con rispetto e con la consapevolezza che è una persona che ha bisogno di essere aiutata.”

Cosa si nasconde dietro il nome Aisha?
“Il nome in questo caso ha un significato particolare e indicativo del settarismo violento dei suoi carcerieri che evidentemente glielo hanno suggerito. Aisha, vedova del Profeta, rappresenta colei che combatté più ferocemente per favorire la scissione degli sciiti dai sunniti. Non a caso, anche al Baghdadi scelse di chiamarsi Abu Bakr come il padre di Aisha, l’uomo che sfidò Alì nella lotta di successione a Maometto, dando inizio a settarismo e persecuzioni religiose. A una vera e propria guerra civile tra sunniti, a cui appartengono gli al Shabab, e sciiti. Una lacerazione sanguinaria, “Fitna” in arabo, dentro il mondo Islamico che dura sino ad oggi.”

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Cosa pensa della gestione mediatica del ritorno di Silvia, siamo caduti nella tela dei jihadisti?
“Il nostro governo ha scelto una linea mediatica alla Grande Fratello, senza preoccuparsi neppure di consigliare a Silvia di togliersi il jilbab (l’abito islamico, ndr). È chiaro che questo ha rappresentato un elemento di propaganda enorme per i terroristi, il jilbab che ha ostentato la ragazza è il simbolo della sottomissione della donna voluta dagli al Shabaab, che lo impongono anche con violenza alle donne in tutte le zone che controllano.”

Il riscatto è stato pagato o no?
“Ritengo certo che sia stato pagato e che, come è accaduto in altre occasioni, si sia ricorso ad un escamotage per cui il governo italiano può tranquillamente dire di non averlo mai fatto.”

E cioè?
“Attraverso un’organizzazione caritatevole che si è fatta carico di anticipare il denaro, in questo caso portato materialmente ai rapitori con la mediazione dei servizi segreti turchi, per poi recuperare le somme con una serie di triangolazioni che fanno capo alle casse dello Stato italiano.”

Di Maio dice di non saperne nulla…
“È successo anche in passato che esponenti di governo abbiano affermato, persino davanti al parlamento, che lo Stato non ha pagato.”

Quindi hanno mentito?
“No, non hanno mentito, hanno usato un bizantinismo.”

Quei soldi serviranno a finanziare il Jihad, come possiamo evitare che succeda ancora?
“Pensare di imporre un divieto, come si faceva in Italia bloccando i conti dei familiari degli ostaggi nella stagione dei sequestri a scopo di estorsione, è impensabile. La pressione dell’opinione pubblica sarebbe troppa.”

Cosa propone?
“Di impedire di agire alle Ong fantozziane, come quella che ha mandato la Romano ad operare in un villaggio sperduto del Kenya dove l’unico addetto alla sicurezza era un Masai con il machete. Lo Stato deve adottare un protocollo per chi opera nella cooperazione internazionale e definire una lista di Paesi in cui i volontari non devono andare.

Il Kenya è uno di questi?
“Certo, in Kenya al Shabaab ha portato a termine massacri, attentati e azioni continue, non è un Paese sicuro. Le Ong non dovrebbero mandare lì i loro volontari se non con garanzie di sicurezza talmente costose da inficiare la stessa loro missione.”

Dopo mesi di buio si sono sbloccate le trattative, cosa è successo?
“È stato determinate il coinvolgimento della Turchia, che può contare sulla presenza capillare dei suoi servizi segreti sia in Somalia che in Kenya.”

Al momento però tra Roma e Ankara non corre buon sangue…
“La Turchia ci ha soppiantato ed emarginato nei rapporti con il governo di Tripoli, ribaltando la situazione di quasi sconfitta di al Serraj con un’offensiva contro Haftar che sino ad oggi era vincente. E così mentre l’Italia continua a rifiutare la soluzione militare, Erdogan ha stretto un accordo con Serraj sul controllo della zona marittima che va dalla Libia alla Turchia stessa per l’estrazione del gas naturale, accordo che noi non riconosciamo.”

Alla luce di questo, come inquadrare l’aiuto turco nel caso Romano?
“La Turchia in questo contesto ha giocato una buona carta, non solo ha dato dimostrazione di quanto sia forte e capillare la sua penetrazione in Africa, ma ci ha anche fatto un grande piacere. Probabilmente si aspetta che la sua disponibilità venga riconosciuta dallo Stato italiano.”

Come?
“Non lo so, è un terreno estremamente scivoloso, di sicuro lo stato dei rapporti tra Italia e Turchia in questo momento è ai minimi storici, e il fatto che all’interno di questa situazione la Turchia ci abbia fatto un grande favore avrà un peso, non è ancora dato di capire quale.”

il giornale.it

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