L’Ue inchioda l’Italia sul riscatto di Silvia Romano: ”È un problema”

La liberazione di Silvia Romano crea una nuova crepa tra l’Italia e l’Unione europea. L’alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Josep Borrell, è stato chiarissimo quando, in videoconferenza da Bruxelles, ha spiegato che il presunto pagamento del riscatto da parte delle autorità italiane per la 25enne milanese rappresenta un enorme problema per l’Europa intera.

L’Europa attacca l’Italia

Il ”problema” sollevato da Bruxelles non riguarda il ritorno a casa della ragazza dopo 18 mesi di sequestro, quanto l’eventuale somma milionaria corrisposta ai suoi rapitori. Il motivo è semplice: quei soldi, come spiegato a Repubblica da Ali Dehere, portavoce di Al Shabaab, il gruppo terroristico che ha trattenuto Silvia nel cuore dell’Africa, saranno utilizzati per comprare armi. Armi, va da sé, che i terroristi impiegheranno per compiere altre nefandezze.

L’eco dell’intervista è arrivato nitido fino ai piani alti dell’Ue. Borrell è schizzato sulla sedia, manifestando un evidente malcontento: ”Il riscatto pagato? Sicuramente deve essere un problema, ma francamente non abbiamo ulteriori informazioni da darvi. Sono spiacente”. Le parole sono poche ma il messaggio è evidente: l’Europa non ha gradito il teatrino allestito da Giuseppe Conte, visto e considerando che dietro al ritorno della ragazza potrebbe esserci un’ingente cifra versata a uno dei gruppi terroristici più pericolosi del mondo.

”I soldi del riscatto pagato dall’Italia – aveva infatti affermato il portavoce dei terroristi di Al Shabaab – serviranno in parte ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per combattere la jihad. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare scuole, comprare cibo e medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l’ordine e fanno rispettare le leggi del Corano”.

Di Maio: ”Non mi risultano riscatti”

Ecco: è proprio questa l’affermazione che ha fatto risuonare gli allarmi nei palazzi dell’Ue. Poco importa se Luigi Di Maio ha provato a spegnere l’incendio dicendo che non risultano riscatti. Il danno d’immagine – o meglio l’assist mediatico ai terroristi – è fatto.

”A me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo”, ha detto il ministro degli Esteri alla trasmissione “Fuori dal Coro”, in onda su Rete 4. In merito all’intervista di Dehere, Di Maio è stato ancora più esplicito: ”Legittimo farsi delle domande, ma la prima domanda che mi faccio io è perché se un terrorista che viene intervistato e dice una cosa, la sua parola vale più dello Stato italiano? ”. Poco dopo anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ribadito la linea del collega: ”Non ho notizia di pagamenti”.

Basterà per convincere Bruxelles del buon operato dell’Italia? Probabilmente no, visto che Borrell difficilmente si accontenterà di un paio di frasi di circostanza dette in diretta televisiva. Per fare piena luce sul presunto riscatto – che dovrebbe aggirarsi tra gli 1,5 e i 4 milioni di euro – dovranno essere effettuate ulteriori indagini.

il giornale.it

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