Salvini all’attacco del Pd: «Siete senza vergogna. Incitate all’odio anche mentre la gente muore»

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Al governo giallorosso il coronavirus ci fa un baffo. E che saranno mai i morti accatastati in attesa di cremazione di fronte a quel po’ po’ di bendiddio di poltrone in attesa di lottizzazione? Niente. Il vero problema è che rischiano di non bastare. Forse è anche per questo che il Pd, attraverso due deputati, Diego Zardini e Alessia Rotta, ha chiesto di aggiungere anche quella di commissario della sanità in Veneto sulla vicenda dei morti nelle case di riposo per anziani. «Sono senza vergogna», ha replicato via social Matteo Salvini. Per poi aggiungere: «Invece di ringraziare per tutto il lavoro fatto cercano altre poltrone… Ma prima o poi si voterà, e allora vedremo».

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Salvini: «Ma prima o poi si voterà»

Il problema è che tra il “prima” e il “poi” di Salvini c’è il “mentre”. E nel mentre Pd e Cinquestelle non vedono l’ora di allungare le mani sulle aziende partecipate. Parliamo dell’ossatura del Paese, mica di bruscolini. Ogni riferimento a giganti come Eni, Enel, Poste, Leonardo e Terna è puramente voluto. Al coronavirus pensassero i virologi che alle poltrone ci pensiamo noi, si saranno detti in tutta intimità Conte, Zingaretti e l’ormai irriconoscibile Di Maio. Fosse stato ancora all’opposizione, Giggino avrebbe fatto fuoco e fiamme contro la spartizione. Oggi siede al tavolo dei lottizzatori, forte anche dell’imprimatur di Marco Travaglio. In predicato di finire alla presidenza dell’Eni, c’è infatti Lucia Calvosa. Un nome che non dice niente ai più, ma che siede attualmente nel cda del Fatto Quotidiano, il giornale diretto da Travaglio. Il conflitto d’interessi, evidentemente, vale solo in conto altrui.

Pensano alle poltrone e non al coronavirus

Dal canto suo, il centrodestra non si rassegna a vedere calpestata la dignità nazionale e anche la sofferenza di migliaia di italiani alle prese con il coronavirus. Con un Paese da rimettere in piedi non è possibile che chi ha la responsabilità del governo sia in tutt’altre faccende affaccendato. E, per di più, in un momento in cui – come hanno denunciato lo stesso Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi – «il controllo parlamentare è necessariamente indebolito». È «una scelta infelice» e il centrodestra se n’è tirato fuori. Non resta che confidare in Mattarella. Se la Lega fosse ancora al governo, nel ruolo che oggi è del Pd, non v’è dubbio che al portone del Quirinale ci sarebbe la fila per implorare il Presidente di fermare le nomine. Ma poiché in quel posto c’è il Pd, a quel posto lo prenderanno gli altri.

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