Mascherine: le possiamo produrre, ma il governo preferisce comprarle. Perché? (video)

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Una macchina per fabbricare mascherine di protezione. Ogni tanto anche Fazio ne combina una giusta. Infatti nella sua trasmissione si è messo in collegamento con un imprendirore, Davide Petrini. Un minuto di video, che riproponiamo, dove si vede l’imprenditore che ha comprato (a spese sue, senza aiuti di Stato) una macchina per produrre mascherine. Tante mascherine, e rapidamente. Il totale dei costi è di 140mila euro. 70mila per il macchinario vero e proprio, 42mila euro per il trasporto e 30mila euro di tasse varie.

Con 20 macchine per produrre mascherine, risolta la domanda nazionale

La macchina è capace di produrre fino a 290mila mascherine al giorno, considerando che rimane in funzione h24. Fazio osserva, facendo un rapido calcolo, che comprando 20 di queste macchine per produrre mascherine, si potrebbe coprire l’intero fabbisogno italiano di mascherine. E l’investimento per lo Stato itlaiano sarebbe di tre milioni di euro. In realtà, l’investimento dello Stato in questo caso sarebbe di meno di due milioni di euro. Perché non pagherebbe dazi e Iva sui macchinari per le mascherine da lui acquistati.

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Ma lo Stato preferisce comprare anziché produrre: perché?

Insomma, con due milioni di euro, tutto compreso, lo Stato italiano potrebbe coprire l’intera richiesta nazionale di questi dispositivi. Anziché esser einghiottita dalla burocrazia che non fa sdoganare le mascherine comporate all’estero, alcune delle quali poi si sono rivelate irregolari. Sì, perché il governo Conte non riesce neanche ad azzerar ela burocrazia, con il risultato che molti operatori sanitari, medici, farrmacisti, infermieri, rimangono senza. La conclusione qual è? Che lo Stato italiano ha un evidente interesse ad acquistare altrove anziché produrle al proprio interno. Infine, ricordiamo che la Francia, dove il senso dello Stato è superiore rispetto all’Italia, ha adottato una soluzione di questo genere.

Ci ricorderemo di tutto questo

Ci auguriamo che quando questa tragedia sarà finita, ci ricorderemo di tutto questo. Così come ci ricorderemo che i primi Paesi ad correre in nostro soccorso sono stati tutti Paesi extra-Ue.

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