Giuseppe Conte e il coronavirus: “Mai istituito l’ora d’aria per i bambini”. Ma poi la conferma

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“Uno choc tutti questi morti”. Giuseppe Conte, intervistato dal Fatto quotidiano di Marco Travaglio (sorta di house organ di Palazzo Chigi, di questi tempi), conferma la “linea dura” del governo per contenere l’emergenza coronavirus: “Fino al 13 aprile, la stretta non si allenta”. Non siamo ancora nella fase 2, insomma, quella della graduale riapertura delle attività: per quello servirà il parere degli esperti “in presenza di un consolidamento di questi primi segnali positivi” dalla curva dell’epidemia.

Molti accusano il governo di generare confusione, con una raffica di decreti, conferenze stampa, rettifiche, limature, circolari e correzioni. L’ultima, quella sulle “passeggiate con i bambini”. “Non abbiamo affatto istituito l’ora del passeggio per genitori e bambini – si difende il premier -. La circolare del ministero dell’Interno non aveva questo scopo ed è stato chiarito. Una mamma che scende per far prendere aria al proprio piccolo è un conto. Ma se poi questa diventa l’occasione per andare a spasso, è un abuso. E non è consentito”. Urge un altro decreto per definire i concetti di “passeggiata”, “ora d’ario” e “spasso”. 

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Che Conte e i suoi ministri siano in confusione totale da epidemia lo conferma anche la grottesca polemica politica con la Regione Lombardia, la più colpita in termini di contagio, vittime e danno economico e quella che fin dall’inizio ha chiesto di poter applicare le misure più dure. Molto si è detto della mancata chiusura dei due focolai bergamaschi di Alzano e Nembro, quasi contemporanei a quello di Codogno eppure “liberi” per giorni risultati poi fatali. “La sera del 3 marzo il Comitato tecnico scientifico propone per la prima volta la possibilità di una nuova zona rossa per i comuni di Alzano Lombardo e Nembro – ricorda Conte -. Ormai vi erano chiari segnali di un contagio diffuso in vari altri comuni lombardi, anche a Bergamo, a Cremona, a Brescia. Una situazione ben diversa da quella che ci aveva portato a cinturare i comuni della Bassa Lodigiana e Vo’ Euganeo. Chiedo così agli esperti di formulare un parere più articolato: mi arriva la sera del 5 marzo e conferma l’oppostunità di una cintura rossa per Alzano e Nembro. Il 6 marzo, con la Protezione civile, decidiamo di imporre la zona rossa a tutta la Lombardia. Il 7 marzo arriva il decreto. La Regione Lombardia, come tutte le altre, non è mai stata esautorata dalla possibilità di adottare ordinanze proprie, anche più restrittive, secondo la legge 833/1978. Peraltro la Lombardia, quando ha voluto introdurre misure più restrittive, lo ha fatto. Anche Lazio e Calabria hanno disposto altre zone rosse”. Colpa, dunque, del governatore Attilio Fontana. Il copione a Roma si ripete.

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