Ora l’epicentro dell’emergenza è Brescia. Sette vittime nella stessa casa di riposo

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L’assedio del contagio non si allenta. Dopo aver messo in ginocchio la bergamasca spazzando la città e seminando morte dalla Bassa alle Valli Covid-19 punta al cuore di Brescia e della sua provincia.

Come faceva notare nel consueto resoconto serale l’assessore regionale alla sanità lombarda Giulio Gallera, Brescia ieri ha strappato a Bergamo il poco invidiabile primato di provincia con il maggior numero di nuovi contagi registrando una crescita di 433 unità in sole 24 ore. Il numero totale dei contagiati bresciani sale così a 2748 avvicinandosi ai tragici dati di Bergamo che con i 3760 positivi segnalati ieri resta la zona più flagellata d’Italia e dove ieri hanno preso servizio 27 medici e 4 infermieri militari. Brescia, anche in virtù del suo milione e 250mila abitanti fra città e provincia ha, purtroppo, tutte le ragioni di temere una crescita esponenziale capace di avvicinarla progressivamente ai numeri della bergamasca. «I dati – sottolinea Gallera – sono un po’ scomposti, alcuni crescono molto, altri meno».

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A Brescia – di pari passo con i contagi – cresce inevitabilmente anche il computo dei morti aumentato tra domenica e oggi di altre 40 unità toccando quota 315 su tutto il territorio provinciale, con una media di un morto ogni 32 minuti. Particolarmente drammatica nel bresciano la situazione della casa di riposo di Barbariga dove sette ospiti sono già deceduti a causa del virus mentre altri otto risultano positivi. Nel frattempo il totale dei decessi in tutta la Lombardia è arrivato a quota 1420. Il che significa 202 morti in più, ma anche una leggera flessione rispetto ai 252 di domenica. La matematica e la geometria del contagio non aiutano, però, a fare previsioni. Resta aperta, infatti, la grande incognita di Milano. Facendo gli scongiuri la metropoli registra fin qui un numero di casi e di morti contenuto in percentuale. I suoi 1750 casi di Coronavirus la posizionano al quarto posto dopo Bergamo, Brescia e Cremona. Come sottolineano i sanitari uno dei misteri di questa epidemia è la dinamica che l’ha portata prima ad aggredire due piccoli centri come Lodi e Cremona per poi avanzare nell’alta e bassa bergamasca, aggredire il suo capoluogo ed espandersi infine nel bresciano. Permane quindi il timore di una devastante penetrazione nel milanese capace di saturare definitivamente non solo gli ospedali lombardi, ma anche quelli delle regioni contigue. Già adesso i livelli di guardia risultano ampiamente superati. I pazienti accolti fuori dalle terapie intensive sono 6171 con un incremento di 621 in più rispetto ai 5550 di domenica. Per comprendere le difficoltà basti pensare che l’ospedale di Bergamo, la struttura regionale più moderna e capiente, ha dovuto dotarsi di un evaporatore mobile e di un’autocisterna-serbatoio da 30.000 litri di ossigeno liquido per garantire la ventilazione dei pazienti. Unico elemento positivo in un bilancio da vera guerra è quello dei dimessi. Ieri hanno raggiunto quota 2368, con un aumento di 357 in 24 ore.

il giornale.it

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