La curva del coronavirus: ecco quando caleranno i casi

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Paesi con boom di casi da coronavirus e altri dove i contagi sono minori. Le differenze nella curva che sta seguendo il Covid-19 nelle varie nazioni sono diverse e, a volte, sembrano inspiegabili, soprattutto se confrontate con la realtà italiana, dove il sistema sanitario rischia il collasso, per l’elevato numero di malati.

E, secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, quello che vediamo sarebbe solamente “la punta dell’iceberg”. I casi in Italia, secondo quanto ha rferito l’esperto a Formiche.net, che lo ha intervistato, sarebbero “sottostimati”: “Siamo di fronte a un iceberg. Noi ne vediamo solo la punta, ma sommerso, sott’acqua, dove non riusciamo a vedere, c’è molto di più”, ha detto.

Nei prossimi 15 giorni, avverte l’esperto, bisogna aspettarsi “un incremento dei casi e la diffusione di altri focolai”: sarà necessario (ed è questa “la scommessa”) riuscire a distribuire i contagi nel tempo, per “fare in modo che non ci sia una concentrazione eccessiva di urgenze”, che potrebbero seriamente mettere in crisi il sistema sanitario. Poi, dopo il 20 aprile, la curva inizierà a scendere e i casi a diminuire.

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Secondo Pregliasco, le differenze tra il numero di decessi a parità di contagi (come avviene tra Italia e Corea) si spiega con la “statistica”. Non sembrano esserci, infatti, “differenze di sostanza”, tra i due Paesi che hanno lo stesso numero di contagi, ma diversi casi di decessi. “Le indagini genetiche- spiega Pregliasco- dimostrano che non ci sono variazioni del coronavis nei due Paesi e su piccoli numeri queste variazioni ci possono stare”. A discostarsi tra loro potrebbero essere le popolazioni dei due Stati, “anche se non mi sembra che le due popolazioni varino molto per età. Forse siamo leggermente più anziani, ma nulla da giustificare questi numeri”. L’aumento dei contagi, che in Italia è elevato ogni giorno, “probabilmente vuol dire che stiamo raggiungendo il limite della nostra capacità di risposta e probabilmente spiega anche i morti. Abbiamo un buon sistema sanitario, ma lo stiamo mettendo a dura prova con l’emergenza coronavirus”, spiega il virologo.

Inoltre, “ricordiamo che il nostro Ssn è abituato a gestire tutt’altro tipo di circostanze”: il 70% delle risorse, infatti, viene destinato al 30% della popolazione, cioè a quella parte di persone più fragili. Secondo Pregliasco, “dovremmo pensare di rivedere come gestire al meglio i posti letto, e le risorse, per le emergenze e quelli invece per i soggetti cronici e le lungodegenze”.

Sulla mortalità legata al Covid-19 registrata in Germania, avverte: “È una questione di tempo. Ciò che è successo da noi potrebbe con grande probabilità succedere anche in Germania”.

il giornale.it

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