“La sanità è al collasso”. La Lombardia che soffre chiama privati e militari

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Con il crescere esponenziale del numero dei casi positivi, si è calcolato al momento che il fattore R0 ovvero l’indice di contagio del covid19 è di 2,4 persone in media, quindi ancora molto alto.

Ieri il numero dei contagiati era salito a 1520 contro i 1254 del giorno precedente, 698 i ricoveri contro i 478 di lunedì e 167 in terapia intensiva, ovvero 40 in più rispetto alle 24 ore precedenti.

Il sistema sanitaria è a rischio collasso: così se domenica gli operatori della sanità privata hanno offerto la disponibilità a ingrossare le corsie degli ospedali pubblici (oggi verrà siglato un protocollo che permette a medici e infermieri del privato di operare nei presidi pubblici), sempre ieri dalla sala operativa di Palazzo Lombardia l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha fatto il punto anche sui posti letto di rianimazione messi a disposizione dai privati: si parla di 232 posti complessivi, ovvero 32 in più che si aggiungono ai 593 dei nosocomi del pubblico nella sola Regione Lombardia, ovvero 69 «new entry».

Duecento ricavati dai blocchi operatori che hanno sospeso gli interventi programmati e differibili e in parte trasformando i reparti medicina generale in pneumologie come stanno facendo i nosocomi di Lodi, Seriate e Crema, ospedali a «vocazione coronavirus», che stanno facendo arrivare i caschi per l’induzione dell’ossigeno che aiutano i pazienti a respirare, in termini tecnici i Cpap. Dispositivi che evitano che i pazienti finiscano in terapia intensiva o comunque che ne ritardano il ricovero, se necessario. È di ieri inoltre la notizia che entro metà marzo entreranno in servizio 350 infermieri neo laureati anche se non hanno ancora superato l’esame di stato.

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Questo per dare l’idea della portata dell’emergenza in cui si trovano gli ospedali della Lombardia, nell’occhio del ciclone del contagio. Dopo la lettera che l’assessore al Welfare e il collega alla Protezione civile Pietro Foroni al ministro della Difesa Lorenzo Guerini sono iniziate le ricerche per profilare medici e infermieri militari che possano portare rinforzi negli ospedali maggiormente in difficoltà come quelli di Cremona, Crema e Codogno. Dare il cambio a dottori e infermieri che lavorano no stop da giorni, biologici che analizzano i tamponi. Servono figure ben precise come virologi, infettivologi, anestesisti per le terapie intensive: al momento sono stati individuati 14 medici con la professionalità adatte alle situazione e 20 infermieri.

Travolti da «uno tsunami» le parole con cui il direttore dell’Ospedale Maggiore di Cremona, Rosario Canino descriveva solo domenica la situazione.

Così sempre lunedì l’assessore al Welfare parlava di un piano di aiuti pronto per l’ospedale di Crema, sotto pressione per l’emergenza coronavirus: «Sta reagendo al meglio. Lo stiamo aiutando. Ci sono stati alcuni medici, un anestesista e un infettivologo, che sono risultati positivi, quando ancora nei primi giorni non si facevano i tamponi in maniera puntuale a tutti coloro che entravano in ospedale. A Crema – ha spiegato – stiamo portando personale medico, stiamo dirottando le esigenze di pronto soccorso verso altri ospedali, stiamo portando anche lì macchinari e dispositivi, stiamo recuperando altri posti letto». Così a Milano all’ospedale militare di Baggio e alla palazzina militare dell’aeroporto di Linate si stanno allestendo un centinaio di posti letto per dare ospitalità ai cittadini risultati positivi asintomatici che non possono svolgere la quarantena al loro domicilio.

il giornale.it

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