Gualtieri si smentisce: nessuno pagherà più tasse di prima

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Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri cerca di rassicurare contribuenti (forse con un occhio già alle prossime elezioni regionali).

Smentisce di volere una patrimoniale e anche di volere aumentare l’imposizione fiscale sui redditi più alti. «Vogliamo realizzare una riforma che semplifichi e riduca la pressione fiscale», ha assicurato. Aumentare la aliquota per i redditi sopra i 75mila euro, ora al 43% nella riforma Irpef? «Non lo ho mai detto», ha assicurato nel corso di Quarta Repubblica su Rete4. «Vogliamo fare una riforma fiscale che riduce le tasse a qualcuno e non le aumenta a nessuno, potremo farlo se avrà risultati positivi il lavoro sulla lotta all’evasione fiscale con la partecipazione di tutti i cittadini», ha aggiunto.

Pochi giorni fa aveva ipotizzato un aumento dell’imposizione sui redditi sopra 500mila euro. Soglia piuttosto alta che evoca, più che una tassa sui redditi, una nuova patrimoniale.

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«Non è nel programma», ha assicurato il ministro. Più vago sulla flat tax per le partite Iva. «Non è in programma l’eliminazione» della misura attuale fino a 65mila euro, «ma un complessivo riesame di tutti gli aspetti». I nuovi limiti previsti dal decreto fiscale hanno in realtà già penalizzato le partite Iva. Il riesame complessivo lascia aperta la porta ad altre modifiche. Mezze rassicurazioni anche sull’Iva. «Ci sono spazi per» renderla «più equa». Ma su eventuali aumenti «io sono molto prudente». Se il ministro tenesse fede alle dichiarazioni di ieri, la riforma fiscale rischia di costare molto. E gli spazi di manovra sono praticamente nulli.

Su Quota 100, Gualtieri ha detto che andrà sostituita da un sistema «equo ed equilibrato» una volta che sarà scaduta. Uscita che fa pensare a una rinuncia a una fine anticipata, a fine 2020 invece che a fine 2021.

Il capitolo della «Fase due» che rischia di rivelarsi più spinoso è la riforma del Reddito di cittadinanza. Per il M5s non è in agenda, mentre il ministro dell’Economia continua a parlarne. Il sussidio «è una misura giusta». Quello che non funziona bene «è la parte delle politiche attive del lavoro, va migliorata, non c’è dubbio», ha spiegato a La7. Tradotto, il sussidio anti-povertà va mantenuto, ma tutta la parte che riguarda l’incontro di domanda e offerta di lavoro, va rivista.

il giornale.it

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