Voli bloccati per il virus. Ma 100mila passeggeri sono già arrivati in Italia

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Non è il momento delle polemiche, semmai della gestione dell’emergenza, ma un dato dà da pensare: le persone arrivate in Italia dalla Cina da quando il Coronavirus ha fatto la sua comparsa (a inizio di dicembre, nonostante la Cina ne abbia ammesso l’esistenza solo a gennaio) fino a oggi potrebbero essere almeno 100mila.

I dati ufficiali al momento non ci sono, ma un rapido calcolo è possibile. Considerando una media di 7 voli diretti dalla Cina per l’Italia al giorno, con circa 250 passeggeri ciascuno, il calcolo è presto fatto. A questi si aggiungono coloro che sono arrivati prendendo velivoli che hanno fatto scalo in altre città e giunti con compagnie quali Finnair, Lufthansa, British, Qatar, Ethiad.

Di certo c’è solo che sono almeno 2.300 coloro che sono giunti nel nostro Paese direttamente da Wuhan, la città da cui è partito il contagio e che oggi è blindata. Dalla Farnesina dati ufficiali non arrivano, al ministero dell’Interno si stanno facendo i calcoli, ma fonti vicine alle varie gestioni degli aeroporti ne sono certe: sono migliaia. Che ci sia stato dunque un ritardo nel gestire l’emergenza è chiaro. I voli forse dovevano essere bloccati molto prima, ovvero nell’immediatezza del momento in cui si è appreso che si trattava di un’epidemia potenzialmente mondiale.

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Gli infettivologi parlano di rischio solo per le persone che già presentano un quadro clinico complesso: anziani sopra ai 75 anni con problemi respiratori e di salute gravi, per lo più, ma anche neonati già a rischio per altre cause. Ma non è la malattia stessa a preoccupare, perché in un soggetto sano alla fine può avere la stessa reazione di altre influenze simili, come la Sars, semmai proprio la facilità di contagio tra la popolazione che può portare ogni singola persona a contagiarne anche centinaia se si viene a contatto con la stessa. Ecco perché, forse, i voli dovevano essere bloccati prima.

Negli aeroporti di tutta Italia, intanto, vengono prese le dovute precauzioni. Il personale ai controlli, anche se è facoltativo e la scelta è personale, ha a disposizione mascherine e il consiglio che arriva dalle circolari ministeriali è quello di lavarsi spesso le mani e adottare tutte le misure per evitare il contagio. Ma la paura c’è e negli scali più grandi da giorni si vedono circolare centinaia di persone con la bocca coperta, che scappano alla vista dei cinesi. È il frutto del panico generalizzato che arriva dalla scarsa informazione, da misure forse prese in ritardo e da un blocco dei voli da e per la Cina avvenuto solo l’altro ieri, come annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Guardando ai numeri la preoccupazione, comunque, cresce. Nel 2019 sono arrivati in Italia 670mila cinesi, ovvero almeno 55mila al mese. Ventimila solo nella Capitale, città che è meglio collegata con la Cina e tra le più visitate dai cittadini di quel Paese. Non a caso i due primi casi di persone infettate da coronavirus si riscontrano proprio a Roma. Si tratta di due cinesi che alloggiavano all’hotel Palatino di via Cavour e che ora si trovano all’ospedale Spallanzani, fortunatamente in via di guarigione.

La domanda però è: quanti altri casi ci sono in Italia visto l’alto numero di soggetti arrivati negli ultimi trenta giorni anche da Wuhan? Molti di loro potrebbero essere contagiosi e asintomatici e, allora, l’emergenza potrebbe diventare qualcosa di più importante è difficile da gestire anche per un Paese organizzato come l’Italia.

il giornale.it

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