Ferrara, la sinistra ha “regalato” 1,6 milioni di euro ai nomadi

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«Il caso del campo nomadi di via delle bonifiche è diventato un modello da seguire per tutta Italia. Un grande successo avvenuto soprattutto grazie a tutti coloro che, con noi, hanno creduto in una Ferrara diversa». Così il vicesindaco della città estense, Nicola Lodi sulla gestione del locale campo rom.

Da quando il centrodestra ha conquistato l’ex roccaforte rossa, si è cambiato registro. A cominciare da quello che era un vero e proprio ghetto. Un ghetto che al Pd andava bene. Per dirla con uno dei cittadini sulla bacheca Fb di Lodi. «Un ottimo progetto, chiusura del campo e distribuzione ed integrazione dei nomadi nella città, visto che sono italiani: da destra e da sinistra niente da dire».

Ma la giunta ha scoperto qualche scheletro nell’armadio della sinistra. Circa 1,6 milioni di canone che i nomadi avrebbero dovuto versare nelle casse del Comune di Ferrara e di cui invece non se n’è mai vista l’ombra.

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L’inchiesta del Giornale

Lo riporta Il Giornale. I fatti risalgono agli ultimi trent’anni. “Al governo della città emiliana c’era Roberto Soffriti, allora esponente del Partito Comunista Italiano (poi Pds). Negli anni ’80, all’ombra del castello estense non esistevano aree di sosta autorizzate per i nomadi, che vivevano sparpagliati in alcune zone della città. “Versavano in una situazione di estremo disagio”, raccontano i volontari di quegli anni, “con un alto tasso di analfabetismo e in condizioni igieniche precarie”. L’amministrazione rossa decise allora di individuare in via delle Bonifiche un’area dove farli abitare e “favorire l’integrazione”.

Nessuno ha chiesto ai nomadi di pagare le utenze

Come nota il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, il Consiglio Comunale dell’epoca approvò un “Regolamento” che non è mai stato rispettato. Infatti,  «all’articolo 3 stabiliva che l’autorizzazione alla sosta era consentita “previo pagamento anticipato di un canone giornaliero per l’uso dei servizi (consumo acqua, energia elettrica, raccolta rifiuti) e versamento di una cauzione su cui rivalersi in caso di danni alle strutture del campo o di debiti non assolti”. I consiglieri assegnarono alla giunta il compito di emanare un provvedimento che determinasse “quanto” e “come” i nomadi dovessero versare l’obolo. Ma per 29 anni nessuno ci ha pensato. Una dimenticanza? Forse. Fatto sta che la svista ha prodotto un danno non indifferente per le casse comunali».

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