M5S, Di Maio ora lascia: “Non sono più il capo”

Questa volta è davvero finita. Luigi Di Maio ha riunito i ministri grillini e ha annunciato il suo passo indietro: lascia la guida del Movimento Cinque Stelle.

Da tempo l’ormai ex leader pentastellato era nel mirino dei frondisti soprattutto dopo la sonora sconfitta alle Regionali in Umbria. E in vista di un nuovo flop in Emilia Romagna e in Calabria, il Movimento ha deciso di portarsi avanti togliendo la poltrona al suo capo politico. Ufficialmente si tratta di una scelta di Di Maio, ma le pressioni subite dai frondisti e anche dai piani alti del Movimento negli ultimi tempi sono note a tutti.

E così è arrivato il giorno del tramonto. Conserverà la sua poltrona alla Farnesina (dove finora ha raccolto solo figuracce) e all’interno del Movimento diventerà un grillino qualunque. Spiegherà poi le ragioni della sua scelta sui social, ma di fatto questo passo indietro segna probabilmente l’inizio della fine del Movimento. La reggenza per il momento verrà affidata a Crimi peer poi trovare un nuovo leader. E le dimissioni di Gigino fanno rumore. Giuseppe Conte le ha commentate così ai microfoni di Rtl: “Se fosse una sua decisione lo rispetterò” anche se “mi dispiacerà sul piano personale. Di Maio è stato tirato per la giacchetta, dunque aspettiamo che assuma lui un’iniziativa”. Anche Zingaretti ha detto la sua: “Se mi farebbe piacere? No, abbiamo preso un impegno anche tra persone che rispettiamo”. E nel Movimento è già scattata la corsa alla successione sullo scranno più alto dei pentastellati. I nomi in corsa per prendere il posto al comando sono diversi. Tra questi ci sono lo stesso Crimi, Patuanelli e ovviamente Di Battista. Dibba in questo momento si trova in Iran ma di fatto è sempre stato il cabndidato principale alla successione. Bisogna capire in che direzione andrà il Movimento. I grillini frenano però su possibili conseguenze di questo passo indietro sul governo. Il ministro D’Incà afferma: “Assolutamente no: stiamo lavorando molto bene, stiamo creando sempre più un amalgama”. Il sottosegretario all’Interno, Sibilia sottolinea questa scelta dell’ex leader 5s: “Un grazie a Luigi per l’immenso lavoro svolto fino ad ora, per ciò che è stato costruito e per ciò che verrà. Sacrificare se stessi per scuotere la anime del Movimento 5 Stelle affinché lavorino unite per il bene del Paese è un gesto coraggioso. Di forza, non di debolezza. Ora pensiamo insieme ad organizzarci al meglio. La strada più naturale è quella di un comitato composto da alcune persone, in grado di essere riconosciute da garante e iscritti. Organizzazione già sperimentata in passato e che ha funzionato bene”. Poi c’è il fronte duro dei frondisti che parla di metodi poco democratici all’interno del Movimento. E in questo caso vanno sottolineate le parole della grillina Nesci: “Se lascia Di Maio è un problema? Il vero problema è la mancanza di strumenti di democrazia interna nel M5s”. Insomma il caos all’interno dei 5 Stelle è iniziato e gli scenari sono del tutto imprevedibili

il giornale.it

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